Ma andare a scuola a Pratola non è andare all’inferno…

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IL SINDACO SI OPPONE AL TRASFERIMENTO DELL’ISTITUTO TECNICO PER QUALCHE MESE

20 OTTOBRE 2014 – Il sindaco di Sulmona ha espresso profonda contrarietà al trasferimento degli studenti dell’Istituto tecnico geometri “De Nino” e dell’Istituto commerciale “Morandi” all’ITIS di  Pratola Peligna. La decisione è stata assunta ieri l’altro, dopo che l’ala del “De Nino” dove sono ospitate diverse classi, è stata sottoposta a sequestro, anche per motivi di sicurezza. “Una decisione che appare eccessivamente frettolosa e che soprattutto non ha tenuto conto delle esigenze delle famiglie e dei ragazzi” osserva il dott. Giuseppe Ranalli, che alla riunione in Prefettura stamane ha proposto di istituire i doppi turni con lezioni pomeridiane al Liceo Scientifico, oppure il trasferimento nella ex sede della Croce Rossa che ha già ospitato il Liceo Classico e infine il trasferimento nelle scuole medie  Serafini e Capograssi. “Ho avuto l’impressiione netta he tutto fosse stato già deciso, prescindendo dalla valutazione e dalla fattibilità delle soluzioni da noi avanzate”. “Questo trasferimento nell’Itis di Pratola – conclude Ranalli – provocherà pesanti ripercussioni anche sulle attività commerciale che gravitano attorno alla presenza degli istituti scolastici interessati. E’ un ulteriore danno perpetrato all’economia cittadina che sarebbe stato evitato se la Provincia fosse stata più attenta e costruttiva rispetto alle nostre proposte”.

Andare all’Itis di Pratola, scuola moderna e grande, non sarà per gli studenti del “De Nino” come andare all’inferno. La scuola si trova fuori del centro abitato, facilmente raggiungibile; il presidente della Provincia ha anche detto che il trasbordo sarà effettuato a spese della scuola. Nei momenti di maggiore necessità, in quelli dell’emergenza, non sarebbe male riscoprire che Sulmona e Pratola Peligna sono ormai una stessa città, esigenze uguali, pari dignità di esistere. Non è la fine del mondo se i ragazzi dell’Istituto per geometri e commerciale vanno a stare per qualche mese nelle aule spaziose, salubri, luminose, senza fare i doppi turni che di certo non assecondano “le esigenze delle famiglie e dei ragazzi”. E non si può ritenere affrettata una decisione che consente di riattivare subito le lezioni. Un po’ di autocritica bisognerebbe farla per scoprire come e perchè da cinque anni e mezzo gli studenti del Liceo classico sono usciti dall’ex collegio dei Gesuiti in Piazza XX Settembre e non ci sono ancora rientrati.

Se, poi, in un’ora di “buco”, oppure approfittando della splendida ottobrata subito dopo la fine delle lezioni, i “deportati” volessero fare una passeggiata fino al centro della cittadina, soprattutto gli aspiranti commercialisti potrebbero scoprire che lì c’è anche la sede dell’unica Banca sopravvissuta in Valle Peligna; e potrebbero documentarsi per studiare come non vanno fatte le fusioni di banche, mentre invece a Sulmona questa ricerca non avrebbero potuto farla. Non è poco riscontrare “in corpore vili” le nozioni dottrinali per conservare una azienda di credito viva e vegeta, invece di trasferirla al di là della Majella come è stato fatto per la Banca Agricola in seguito alla amministrazione dei “cococciari”. Ogni tanto i Sulmonesi dovrebbero fare un atto di umiltà e ridistribuire risorse e connessioni con gli altri centri; pensare un po’ al territorio. Sennò non fanno molto meglio degli Aquilani.