Tutti a Roma per le proteste contro il Governo, ma quel giorno in Via del Corso…

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Sulmonesi scappano da una carica nel febbraio 1957

CRONISTORIA BUFFA DELLE DELUSIONI COCENTI IN SESSANTA ANNI

25 GENNAIO 2018 – Raggiungere il successo e quindi una certa visibilità con una protesta a Roma è sempre molto difficile, perché nella Capitale si protesta ogni giorno, più o meno negli stessi posti e, di conseguenza, nessuna scena fa veramente effetto. Era già così 61anni fa, quando una piccola colonna di auto non riuscì a superare i controlli della polizia sulla Salaria, qualche settimana dopo la rivolta “borghese” dei primi giorni di febbraio.

Fu consentito solo che dai manifestanti si staccassero dei giornalisti, che raggiunsero i palazzi del centro, nei pressi di Montecitorio e della sede del governo; era ancora il periodo nel quale all’ordine pubblico il Viminale teneva molto, anche per un fatto di immagine dell’Italia in via di rinascita, negli anni del “Miracolo economico”. Giornalista non era l’avv. Giovanni Autiero, che, anzi, era stato uno dei capipopolo della rivolta contro la soppressione del Distretto militare. Cercò modo e maniera per lasciare la colonna di auto ferma poco dopo l’aeroporto dell’Urbe e non si è mai saputo come fosse riuscito a portarsi fino al “Giornale d’Italia”, che allora aveva sede su Via del Corso, a pochi passi dalla attuale “Galleria Alberto Sordi” e in corrispondenza di uno slargo dove ancora oggi si nota una grande edicola in stile.

Entrò furibondo, come poteva essere solo chi aveva subito una evidente limitazione della propria libertà di movimento; lui, poi, era persona battagliera, che della autorità e delle convenzioni aveva un rispetto che può avere un combattente che si sente portatore di più alti compiti per la sua città, in un frangente nel quale qualche punta di vittimismo si notava per le continue spoliazioni. Aveva in corpo tutta l’energia che deriva dalla rabbia inesplosa quando cercava un collega di professione forense che, da corrispondente del “Giornale d’Italia” da Sulmona, era andato a trovare quelli della redazione centrale per meglio impostare il resoconto di quella che purtroppo altro non fu che una gita romana, replicata nei decenni cento volte, l’ultima qualche settimana fa con la sceneggiata infruttuosa e patetica dei sindaci guidati dalla prima cittadina di Sulmona. Il “sopruso” usato dalla polizia per impedire alla piccola colonna di automobili che si erano affaticate lungo la Tiburtina dalle ore antelucane fu interpretato come una violenza maramaldesca su cittadini che avevano già assaggiato le cariche della “Celere” tra il Corso Ovidio, Via Mazara e Piazza XX Settembre.

Pare che l’avv. Autiero giunse nel salone della redazione del giornale fondato da Sidney Sonnino gridando a mo’ di Masaniello e, tra l’altro, con epiteti che dipinsero ancora di più il combattente : “Questi porci…”, riferito al governo che, dopo lo scippo del Distretto nottetempo, aveva scudisciato inermi sulmonesi che gridavano solo “Jamm’ mo’” tra una carica e l’altra, cioè quando la polizia si ritirava dopo le prime sonate. Occhi fuori dalle orbite, avrebbe voluto che l’ultima vigliaccata del governo fosse narrata in una edizione straordinaria. Il collega e giornalista cercò di rabbonirlo e, per atto di cortesia, lo presentò al redattore-capo: “E’ un avvocato liberale di Sulmona…”. “Ah, se tra i sulmonesi questi sono i liberali, figuriamoci gli altri…” pare abbia osservato il redattore, al quale evidentemente sfuggiva cosa fossero in grado di fare nel capoluogo peligno sessanta anni fa anche i democristiani…