GLI AVVOCATI INTERROGANO I POLITICI SUL TRIBUNALE

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MA QUALCHE DOMANDA ANDREBBE POSTA SUL TRASFERIMENTO DELLA CORTE D’APPELLO A ROMA

20 MAGGIO 2014 – Con una assemblea fissata a giovedì mattina alle 10,30, gli avvocati di Sulmona incontreranno i candidati governatori dell’Abruzzo e i candidati consiglieri per “discutere la salvaguardia del Tribunale di Sulmona”.

E’ scontato che tutti coloro che interverranno prometteranno il loro impegno per impedire la chiusura del tribunale alla scadenza della proroga: anche coloro che appartengono alle forze politiche che l’hanno soppresso (citiamo tra le maggiori l’ex Pdl, ora nelle frattaglie in cui è ridotto, il Pd, l’Udc, il Psi, nell’inciucio del settembre 2011). Più interessante sarebbe interrogare coloro che aderiranno all’invito su un altro aspetto fondamentale per la Giustizia in Abruzzo e a Sulmona. Infatti, si parla con insistenza del progetto di riunire varie Cori d’Appello e si ritiene che quella d’Abruzzo sia accorpata a quella delle Marche. La sede sarebbe fissata in Ancona (a proposito dell’orientamento dei magistrati più in vista e più impegnati nella lotta contro il crimine (v. “Gratteri: ora accorpiamo le Corti d’Appello troppo piccole”). Si ritiene, infatti, che per stare al passo delle esigenze di una giustizia funzionale, si debba ridurre il numero delle Procure Generali.

Ora c’è da sperare che le comunità amministrate non si ricordino, come hanno fatto per i tribunali, di fornire una risposta adeguata solo all’ultimo momento, quando la spinta per la soppressione era talmente accelerata che era impossibile fermare un treno in corsa ed era rinvigorita da personaggi come Giovanni Legnini e Paola Pelino. Per le Corti d’Appello non si può sostenere neppure quello che si sostiene per gli uffici delle Procure della Repubblica presso i tribunali: che, cioè, dovrebbero stare ben dislocate sul territorio per contrastare la diffusione della criminalità. Il giudice di secondo grado è talmente diverso da quello di primo grado che affermare una cosa del genere significa, per esempio, andare in senso opposto rispetto a quello che all’inizio del secolo scorso avevano intuito i migliori giuristi e ministri della giustizia, con la unificazione delle Corti di Cassazione a Roma.

Allora, per non essere tetragoni e finire a bagnomaria come nella vicenda della soppressione dei tribunali, occorre sostenere, per esempio, che all’Abruzzo conviene accorparsi alla Corte d’Appello di Roma anziché a quella di Ancona. E prima di tutto occorre riconoscere che la soppressione della Corte d’Appello dell’Aquila può danneggiare solo gli avvocati aquilani, ma certamente l’accorpamento a Roma agevola di molto la comunità abruzzese. Se non si vuol considerare l’esempio di Sulmona, che dista dalla Corte dell’Aquila un’ora e un quarto di automobile su strada ordinaria e dalla Corte di Roma un’ora e mezzo di autostrada (dunque, un quarto d’ora che è il tempo per un caffè e… qualcos’altro in autogrill), basterà considerare Avezzano, la stessa Pescara, Chieti, Lanciano, Vasto, che preferirebbero certamente andare a Roma piuttosto che ad Ancona e che anche adesso non hanno grandi svantaggi a virare per Roma a Bussi piuttosto che inerpicarsi con la neve e sulla statale della morte (la 153 fino a Navelli) per arrivare a L’Aquila (Avezzano, poi, è già un sobborgo di Roma). Ricominciare con la solfa che i testimoni debbono andare fino a Roma e che per un certificato bisognerebbe andare alla Capitale, solo per sostenere che la Corte d’Appello dell’Aquila non va abolita e poi scontrarsi con le oggettive realtà nazionali, significa consegnarsi mani e piedi all’insuccesso.

Quindi non è sbagliato sentire cosa pensano coloro che dovrebbero rappresentare l’Abruzzo su un tema essenziale della organizzazione degli uffici giudiziarii.

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