A TRE GIORNI DAL VOTO

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SI IMPONE L’USO DELLA SCHEDA COME UNA RAMAZZA

22 MAGGIO 2014 – Gli ultimi comizi della campagna elettorale, da sempre, non aggiungono nessun argomento. Aggiungono foga.

Quindi, il panorama che si presentava un mese fa ai Sulmonesi è quello che si presenta adesso. C’è una opzione non dilazionabile: quella di togliere dalla rappresentanza regionale gli uomini e le forze che hanno inflitto altre mortificazioni a questo territorio.

Il Pdl e il Pd, oggi sbiaditi nei loro contorni per una singolare trasfusione di personaggi dall’uno all’altro (o alle liste concorrenti con l’altro) sono gli stessi che circa quindici anni fa si contesero il candidato Rocco Salini, che andava bene ad entrambi. Non sono riusciti a sostenere i ruoli della maggioranza e della opposizione in questi dieci e passa anni. E sono d’accordo su tutte le operazioni che più selvaggiamente hanno svuotato il territorio del centro-Abruzzo: esclusione dal cratere sismico, soppressione del tribunale, chiusura delle caserme, addirittura palesi inganni per la conservazione dei livelli occupazionali. Si sono scambiati ordini di scuderia per impedire che il dibattito sul trasferimento del centro-Abruzzo alla provincia di Pescara si sviluppasse ai livelli istituzionali, dopo che è stato sostenuto da “persone comuni”, da imprenditori, da professionisti (questi più degli altri).

Sono davvero impresentabili e per loro un elettore di Sulmona che non voglia tradire ancora la sua città dovrebbe utilizzare qualsiasi forza politica per costringere queste due componenti a rinunciare alla occupazione di ogni posto, fosse anche l’ultimo nella lista della importanza degli enti di sotto-governo. In un contesto del genere, non è sbagliato usare la scheda elettorale come una autentica ramazza, rimandando al mittente le bolse domande su cosa si intenda costruire con il voto di protesta. Non si deve costruire niente, perchè in democrazia il voto può essere usato anche per collocare fuori dai livelli di rappresentanza chi non è stato in grado di amministrare. Tra sei mesi o un anno si potrebbe tornare a votare e nel frattempo si potrebbero creare due o tre forze politiche di alternativa concreta. Ragionando diversamente, si dovrebbe sostenere che l’esperienza al Comune in questo anno dalle elezioni amministrative debba essere conservata solo perchè, al momento nel quale si andò alle urne, il quadro era tale che non si poteva esprimere nessun altro sindaco.

E’ un modo di ragionare, questo sì eversivo, che si fonda sulla curiosa accettazione che un ente di fondamentale importanza possa essere congelato per consentire ai protagonisti della sfida interna di un partito di confrontarsi, di fare del territorio cittadino un campo di battaglia. Ed infatti, solo chi vuole non vedere riesce a non scorgere quale micidiale promessa si sono fatti il sindaco Ranalli e il candidato Gerosolimo (che sostiene D’Alfonso, il quale sostiene Ranalli): l’uno darà battaglia all’altro, anche per le vie giurisdizionali, per scalzarlo dalla poltrona da sindaco e l’altro, proprio perchè non è tenuto a vendere a buon prezzo la pelle, potrebbe pretendere qualche giustificazione sul fatto che alla Regione vada con D’Alfonso uno che lo vuole morto.

Debbono andare a casa tutti: non sono in grado di rappresentare Sulmona e il territorio, non hanno mai alzato una mano per impedire quello che a Sulmona è stato inferto negli ultimi cinque anni. Poi potrà sorgere un’alba nuova, che è sempre un evento sul quale fondare il futuro.

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