Ma Gerosolimo s’è ritirato in convento?

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SCONCERTANTI ASSENZE DEL PRESENZIALISTA E IMBAMBOLIMENTO DI D’ALFONSO DOPO I BLITZ DEI COMITATI

14 SETTEMBRE 2017 – Si risolverà con una specie di proposta di armistizio la contesa tra la giunta regionale e la comunità peligna sul rimboschimento del Monte Morrone:

D’Alfonso sentirà consulenti tecnici che lo indirizzeranno sul modo nel quale la natura rimedia ai disastri come l’incendio di migliaia di ettari in una montagna scoscesa e soggetta a frane e smottamenti. Questo il punto di arrivo della riunione di ieri a Viale Bovio, sotto la pressione di comitati e gente qualunque che, hanno puntualizzato i vertici della Regione e la stampa asservita, “non hanno determinato il ripensamento sul rimboschimento”.

L’incendio brucia ancora sulla pelle del presidente della Regione e dell’assessore Gerosolimo, che, per spargersi unguenti nelle parti del corpo più ustionate, non è proprio andato alla riunione di ieri e non ha nemmeno portato la giustificazione scritta dei genitori. Ancora una volta la giunta regionale è immobile perché lacerata dai contrasti con i quali è nata e con i quali deve confrontarsi ad ogni passo: la doppia anima che distingue un esecutivo nel quale hanno voce in capitolo personaggi come l’ex direttore della Rai (sai che seguito politico…), Giulio Borrelli, a capo di un movimento che le urne hanno bocciato e che ha sconfessato la sua stessa emanazione di Gerosolimo & C. Se si presentasse alle urne un “Abruzzo civico” o un “Abruzzo insieme” farebbe la fine di Alfano; per questo vengono assoldati amministratori senza futuro (i “quattrocento” transfughi strombazzati dallo stesso assessore alle aree interne, anch’essi impresentabili dopo i fallimenti che li hanno caratterizzati e le camarille che il tempo e gli opportunismi hanno sfilacciato).

L’incendio del Morrone ha tracciato una linea tagliafuoco tra D’Alfonso e Gerosolimo, ma, quel che più conta, ha mandato in convento Gerosolimo: non si vede più, neanche per parcheggiare l’auto in Piazza XX Settembre; non partecipa alle riunioni della Giunta con i rappresentanti del territorio ed esterna il suo dietro-front sul rimboschimento il giorno prima del confronto a Viale Bovio senza aspettare il parere del suo Presidente; vive nell’incubo di trovare dietro ogni pino bruciato la faccia di Antonella Di Nino che è stata la sua linea tagliafuoco a giugno e gli ha impedito di conquistare Pratola, anche attraverso i volontari delle urne che a Pratola non mancano perché il conformismo non alligna all’ombra del Santuario; insomma, un rottame della politica che non ha ritegno a sostenere il contrario di quello che avventatamente (e spiegherà poi perché) ha promesso dieci ore dopo le prime fiamme del Morrone. E che non si fa trovare al suo posto in Viale Bovio, quale Assessore alle Aree Interne Bruciate, assessore eletto nel territorio più bruciato e marito della sindaca di uno strano incendio una settimana dopo di quello del Morrone, con simultanea e stranamente tempestiva convocazione di tutti i sindaci tranne quello di Pratola che li ha sconfitti e la benedizione di un prefetto che non risponde neppure alle lettere aperte.

E si può ancora sostenere che movimenti, comitati, gente con il semplice nome e cognome “non hanno determinato il ripensamento sul rimboschimento” ?

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