MA SE A CHIEDERE E’ IL COMUNE DI ROMA, A RISPONDERE DEVE ESSERE IL COMUNE DI SULMONA

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Un tir sulla Via delle Marane

PARADOSSALE APPLICAZIONE DEL “CODICE LOLLI” AL TRATTAMENTO DEI RIFIUTI

17 DICEMBRE 2018 – Il Campidoglio ha scritto alla Regione Abruzzo chiedendo di prorogare l’accordo già in essere e in scadenza a fine anno per accogliere anche da gennaio 2019 i rifiuti di Roma. La richiesta di Roma fa seguito alla situazione critica innescata dall’incendio dell’impianto Tmb Salario e rientra nelle soluzioni ad ampio raggio che il Campidoglio sta cercando per scongiurare l’emergenza. La lettera – a firma dell’assessore all’Ambiente di Roma Capitale Pinuccia Montanari è indirizzata al sottosegretario alla presidenza della Giunta regionale abruzzese con delega ad Ambiente ed ecologia Mario Mazzocca.

Dunque la cervellotica pretesa del presidente vicario della Regione Abruzzo, Giovanni Lolli, è stata esaudita e a chiedere il trasferimento dei rifiuti dopo il drammatico incendio del Salario, non è l’azienda per i rifiuti di Roma, ma l’amministrazione comunale. Adesso c’è solo da fare una verifica: lo stesso Giovanni Lolli, che si sente il padrone dei siti per il trattamento dei rifiuti d’Abruzzo e che quindi pensa di parlare per Sulmona, Cerchio, Cupello, etc, metterà in gioco la questione del terminal delle autolinee, nel senso che pretenderà che il Comune di Roma, in cambio di questa generosa cooperazione dei Comune di Sulmona, Cupello, etc,  conservi alla stazione Tiburtina la autostazione, come del resto ha già anticipato.

Buffo modo di ragionare: se Lolli ha preteso che la richiesta non venisse dall’Ama o dalla Regione Lazio, ma dal Comune di Roma, a rigor di logica la risposta dovrebbe venire non dalla Regione Abruzzo e, quindi, non da Lolli, ma da Sulmona, Cupello, etc. Problema non previsto da Lolli è che a Sulmona interessa un fico secco di pretendere una autostazione a Tiburtina anzichè ad Anagnina per assecondare soprattutto le esigenze di L’Aquila e di qualche altra città che a Roma non può arrivare in treno. E magari, a fronte della prospettiva di dover smaltire altre centinaia di migliaia di tonnellate di schifezze indifferenziate (proprio a Sulmona dove se metti un pezzo di carta sporca nell'”organico” anzichè nel “secco residuo” ti vedi restituire il mastello con l’avviso che non è corretto lo smaltimento), potrebbe anche rispondere di no, a prescindere dal terminal di Tiburtina o di Anagnina.

Oppure, visto che è un Comune a chiedere ad un altro Comune e che, come dice Lolli, non ci debbono stare intermediari, potrebbe anche fissare un prezzo per ogni chilo di schifezza indifferenziata. E così il geniale Lolli sarebbe servito con i suoi stessi argomenti.

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