SEGRETO MILITARE COME AI TEMPI DEI PREPARATIVI DELLA GUERRA MONDIALE
5 LUGLIO 2013 – Addirittura da due anni giace in un cassetto la delibera del Consiglio Regionale che, con voto unanime, richiese al governo la riconversione dell’intera area di Monte San Cosimo, tra Sulmona e Pratola Peligna; scavato come “Stabilimento polveri Nobel” per soddisfare il fabbisogno bellico poco prima del secondo conflitto mondiale, sembra che l’antro del colle abbia conservato di tutto e di più, dai missili a testata nucleare, che suscitarono l’interesse di Gheddafi negli anni Settanta perchè pensava che fossero puntati su di lui, ai rifiuti nucleari, che sarebbero stati stoccati per essere poi definitivamente abbandonati nelle gallerie ed emettere ancora terribili radiazioni, mentre i pratolani (i più coinvolti) parlano, mangiano e dormono.
Ma neanche Gianni Melilla, tornato al Parlamento tra le fila del “SEL”, riesce a spuntarla in quello che sembra un gioco dell’oca per le indagini sui veri contenuti del Colle: quando si sta per arrivare alla verità, si torna indietro e si aspetta una legislatura. Toccò al sen. Michele Celidonio imbattersi nel muro di gomma dei segreti militari. “Questa vasta area, di oltre 133 ettari – fanno notare Roberto Santilli e Mario Pizzola per i “Cittadini della Valle Futura” – già infrastrutturata e ben collegata con l’autostrada e la ferrovia, ha tutti i requisiti per essere utilizzata per un servizio essenziale per i cittadini qual è la Protezione Civile. Inoltre essa, per le molteplici attività connesse alla prevenzione, può anche dare uno specifico contributo alla ripresa economica ed occupazionale della Valle”.
Nella foto del titolo: il Colle di San Cosimo, con lo sfondo del Monte Sirente






