UN SOGNO DURATO UN VIAGGIO… E UN PO’ DI PIU’

497

TRAVERSATA DELL’APPENNINO PER UN MARESCIALLO CHE SOGNAVA IL FIGLIO GENERALE

23 DICEMBRE 2025 – Talvolta bisognerebbe vivere anche soltanto per veder realizzato un sogno. E Filippo De Magistris avrebbe dovuto vivere per vedere il figlio Giuseppe generale dei Carabinieri (nella foto, con il grado di quando era comandante di gruppo) ricevere una onorificenza nella sala consiliare di Sulmona. Filippo De Magistris faceva parte di un gruppetto di sottufficiali della Guardia di Finanza congedatisi ancora molto giovani, pieni di energie, come Michele Caroselli, come Enio Matticoli: avevano ancora molto da dire nella società sulmonese che avevano lasciato poco più che diciottenni per servire in Fiamme Gialle. E facevano parte, poi, del gruppetto di… fidanzati con la Guardia di Finanza che costruì la sezione dell’Anfi di Sulmona, giusto quarant’anni fa.

Filippo De Magistris deve aver lasciato il servizio attivo per fare qualcosa in più per la famiglia, almeno a giudicare dalle prospettive della sua vita che si annunciava ancora lunga, sebbene poi tanto lunga non si è rivelata; era uno di quelli che non sentono mai di aver fatto a sufficienza per lo scopo per il quale vivono. Per essere presente, costruì anche l’Associazione per il Ricordo e il Ritorno a favore dei Caduti senza Croce, della quale rimase presidente per alcuni anni. Il ragazzino che gli girava attorno e il fratello erano tutto per lui, come quando ne parlava durante un lungo viaggio attraverso il Sud d’Italia, con partenza da Palermo poco prima di mezzogiorno e arrivo a Sulmona poco dopo delle 4 del mattino; pranzo a Milazzo, breve sosta a Santo Stefano per fare shopping in una fantasmagorica bottega di ceramiche, l’imbarco a Messina e subito dopo la Salerno-Reggio Calabria che era quella degli anni Ottanta e non quella di adesso, di molto più bella e scorrevole del tratturo che è diventato la Roma-Pescara. Era una lugubre autostrada delle tenebre condite da un incidente nel quale, appena dopo la ripartenza da Castrovillari per una cena da gourmet suggerita da un calabrese purosangue come il cancelliere Gaetano Magnelli, ancora mostrava in una galleria il conducente stecchito al posto di guida, un peso nell’anima che si diradò solo tra le montagne amiche del Piano delle Cinque Miglia, a completamento di una lunga cavalcata per l’Appennino. Ma quella era la vita, che conveniva prendere come veniva.

Filippo, ovvero l’uomo che non emetteva mai un lamento o un dissapore, neanche dopo l’incidente alla stazione di Milano che gli cambiò per sempre il rapporto con il suo corpo e la sua mobilità, togliendogli una gamba e parte dell’altro piede. Divenne il centro di gravità dei… giovani marescialli in congedo e del maresciallo comandante la Stazione di Sulmona, segno che quell’Associazione Finanzieri non era soltanto un simbolo, ma qualcosa di concreto; segno che quelle Fiamme ardevano ancora pur dopo aver smesso il servizio attivo. Il lungo viaggio di Filippo sarebbe dovuto durare di più delle sedici ore che lo portarono da Palermo a Sulmona; avrebbe dovuto aggiungere giorni e anni per vedere realizzato un sogno.

Please follow and like us: