PAGELLE AI POLITICI (PER QUELLO CHE VALGONO)

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23 DICEMBRE 2025 –  E’ stato un anno intenso, per la politica e per i personaggi della politica, anche quella meno recente. Bisogna approfittare della pausa di Natale per non rimbambirsi con le tombole e per non commettere gli stessi errori compiuti nell’arco dell’anno nel valutare i personaggi. Noi offriamo una soggettiva chiave di lettura di questi mesi e siamo disposti a rivedere le valutazioni.

Il sindaco Luca Tirabassi – E’ partito molto a rilento, ma chiunque si sarebbe trovato a disagio nella morsa dei “civici” che un programma non l’hanno mai avuto e che, quindi, non hanno intenzione di realizzare niente, al di fuori dell’occupazione di poltrone e leve di potere. Lui non è così, ma nella morsa non ha molto spazio. Discreta l’impennata quando un assessore ha cercato di scrivergli l’agenda. Ma non basta: l’agenda non può essere lasciata intonsa e finora sembra quella famosa di Mario Draghi, una specie di Araba Fenice. Il fatto è che, se qualcosa bisogna scrivere in un programma, occorre operare delle scelte e il capo mastro Andrea Gerosolimo sa che scegliere vuol dire perdere i voti di chi rimane scontento. Quindi, per questo immobilismo, di riflesso il sindaco non conquista la sufficienza.  Voto 5

La capogruppo dell’opposizione Ornella La Civita – Se il suo partito non avesse sostenuto Gianfranco Di Piero anche quando era diventato insostenibile, potremmo sospendere il giudizio perché anche per l’opposizione sette mesi di valutazione sono pochi; e sono ancora di meno se il sindaco perde tre mesi per ingranare. Per giunta, quelli del PD non hanno avuto neanche il buon gusto di tacere in ambiti nei quali ne hanno fatte di cotte e soprattutto di crude, ad incominciare dalla tutela dell’ambiente, con il capogruppo di allora a stretto contatto con l’impresa che costruiva lo scempio di Roncisvalle; per seguitare con le mense scolastiche, con il capogruppo di allora che aveva come socio nel suo studio professionale l’amministratore dell’impresa che ambiva all’appalto e che ha partecipato ad una gara ritenuta perfettamente regolare dal sindaco e regolare non era, tanto da essere ripetuta. Voto 2, ma perde quota con il passare dei mesi e può arrivare a 0 tondo.

Il capo dell’opposizione reale Mario Pizzola – Non fa un passo indietro e rischia di persona, anche le incriminazioni per la “disobbedienza civile” che altro non è se non la pretesa che anche gli altri obbediscano alle leggi, ad incominciare dalla Snam e proseguendo per molti altri “centri autonomi imputabili di diritto”, come vengono definite le persone giuridiche, che, guarda un po’, non sono mai… imputabili, anche quando costruiscono una città dove altri non hanno potuto costruire un cementificio (Lafarge-gessi) e su tombe italiche (nella foto). Poteva prendere il massimo se quest’anno non si fosse candidato con un raggruppamento che Nanni Moretti avrebbe ricondotto a quelli che “fanno cose, vedono gente” e che, quanto a scrivere agende, fanno meno di Gerosolimo. Voto 8.

Il cittadino onorario di Bugnara Gianni Letta – Nell’aula consiliare del ridente borgo ha parlato di denatalità, che registra l’apice in Italia e che, però, è il frutto di governi democristiani ai quali sono succeduti governi berlusconiani, gli uni e gli altri da lui sostenuti o addirittura partecipati anima e cuore. Raggiunge la sufficienza perché grande amico e valorizzatore di Francobaldo Chiocci, anima levatrice del Vaschione, che elevò a editorialista del “Tempo” quando vendeva 150.000 copie, e anche perché ha una dote superiore che è quella che gli consente, a 90 anni, di ricordarsi di tutti i nomi dei suoi interlocutori, forse anche di tutti i presenti nell’aula consiliare che non hanno parlato con lui (non perché non volessero: anzi, che cosa avrebbero dato per farlo…). Voto 6.

Il senatore di tutta Sulmona Michele Celidonio – Nello scorcio finale dell’anno, quando già è passato un quarto di secolo dalla sua scomparsa, è stato ricordato come il modello del parlamentare che ha a cuore il destino della sua Sulmona e che non arretra pur di fronte alle mille trappole aquilane e, purtroppo, di altre città un po’ più nobili in Abruzzo. Se è vero, poi, che diceva “Io, senza gli altri, non esisto”, è ancora oggi la quintessenza della socialità, diversa dal socialismo nudo e crudo. La pietas verso gli ultimi, la lezione che gli è venuta dalla sua stessa esperienza, lo hanno fatto, nell’arco finale della sua esistenza, una quercia ancora forte, sebbene inclinata. Ma avete mai visto una quercia dritta come un pioppo? Voto 10.

La quercia di San Rufino dista cento metri dalla stazioncella che evita la stazione di Sulmona nei collegamenti tra Pescara e L’Aquila

L’ex sindaco Gianfranco Di Piero – Se avvertite un senso di vertigine a leggere di lui dopo aver letto di Celidonio, è colpa di chi scrive. Ma, per rendere meglio la distanza, non sarebbe bastato neanche il paragone tra la Terra e Wezen, la stella lontana più di 1500 anni luce che tra poco (100.000 anni) diventerà come Sulmona (così anche noi potremo dire di essere stati grandi, forse). Eppure hanno seduto entrambi nell’aula dello stesso Comune, a parlare di ambiente (Celidonio), di industrializzazione (Celidonio), di cultura (Celidonio), di provincia di Sulmona (Celidonio). Se almeno fosse stato in silenzio dopo la cacciata dal palazzo, avrebbe acquistato in immagine; e invece non ha resistito alla tentazione di aggiungere desolazione tra quanti lo hanno votato e che quasi lo stavano dimenticando. Voto 0.

Nella foto del titolo lo sguardo intenso e penetrante della maschera della Fontana del Vecchio, detta Il Vaschione

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