MORELLI: “Tutti perdòno tranne quel tedesco…”

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OTTANTACINQUE ANNI DI VITA E CINQUE DI PRIGIONIA PER IL GENERALE DI CANSANO

16 AGOSTO 2012 – L’unica inquietudine della sua età, quando si ricordano di più le cose lontane che quelle di ieri, è di non aver ritrovato il tedesco che lo umiliò con un colpo secco allo stinco sinistro, tanto da fargli sentire ancora più pesante il furto di una patata nel campo di prigionia, sotto i morsi della fame.

Quel furto è stato l’unico della sua vita: e se guardiamo bene non era neppure un furto perchè era l’unica scappatoia dalla morte per inedia.

La vendita delle fascine al Vaschione

Il gen. Nicola Morelli lunedì ha compiuto novanta anni e i suoi racconti sono una continua preghiera laica per tutto quello che la vita gli ha dato: da quando stava a Cansano fino a quando è entrato nell’ Accademia  della Guardia di Finanza, ha raggiunto il grado di colonnello ed è poi passato a dirigere un ramo di una azienda privata (“con mille e duecento dipendenti” sottolinea). Sente parlare del Vaschione e ricorda di quando accompagnava la nonna a vendere ceppi vicino alla fontana del Vecchio,  sempre con la stessa offerta di una fascina per pochi soldi. Erano le donne che si sedevano lungo il Corso e vicino al mercato per vendere quello che avevano di più; o talvolta per vendere quello che sottraevano a se stesse e al calore delle loro case.

Un omone divenne, a combattere con i rigori della montagna e per di più di un paesino povero. La prigionia lo ha segnato al punto che la madre, al ritorno dopo cinque anni di regime di fame, quando pesava meno della metà dei suoi 100 chili, non lo riconobbe neppure e restò perplessa sull’uscio di casa.

La speranza incrollabile di una madre

Ma quegli occhi, che sono sempre stati vivaci e che adesso sono solo un po’ velati, erano la sua carta di identità; il resto seppe farlo l’intuito delle donne che hanno conservato la loro lucidità e la loro speranza anche nelle asprezze della vita, anche quando dalle pietre della Majella hanno dovuto ricavare il sangue, per contraddire i proverbi che nella tradizione popolare negano la possibilità di un artificio del genere.

“Per lavare quella ferita della punta di fucile, inferta con bestiale violenza, con una rabbia che non dimenticherò, usavo la mia stessa urina; non sono mai riuscito a lavare l’onta di quella reazione. Io, se l’avessi rivisto, l’avrei ammazzato quel soldato tedesco. Non doveva farlo, non c’era nessun bisogno di colpire così; era solo una piccola patata, il calore della quale ancora sento giungere nello stomaco rattrappito dai digiuni di anni”.

Ma le cose brutte lontane si accantonano anche a novanta anni, per fare posto a quelle brutte più recenti, come la perdita della moglie, che però non l’ha bombardato nell’amor proprio; lo ha illanguidito e lo ha reso meno reattivo. Forse lo ha un po’ disarmato, perchè con lei trascorreva tutto il tempo: quello dei  ricevimenti dei Finanzieri (è stato presidente dell’ANFI di Milano).

Vicino ad un eroe

Ma prima ancora con Luisa frequentava persone care come il giudice Emilio Alessandrini: “Pescarese con un cuore grande, anche lui a Milano, con uno spirito di sacrificio che ci lasciava quasi smarriti; eroe anche lui perchè consapevole dei rischi di affrontava. Ero a casa sua quando nelle ore successive al vilissimo agguato si doveva tenere compagnia alla famiglia e non posso scordare l’immagine del figlio che insisteva perchè il babbo finisse di scherzare e di nascondersi e uscisse da qualche armadio, come forse era successo tante volte. Avrei voluto dare tutta la forza del mondo a quel ragazzo per rimediare ad un atto di somma ingiustizia di questa società alla quale si affacciava con l’apertura dei suoi caldi abbracci: sono contento che abbia trovato la sua strada ed ora sia un professionista affermato”.

Ci sono poi tutte le cose belle, vicine e lontane, tutte comunque presenti nel ricordo di Nicola Morelli che le utilizza ogni sera nella sua preghiera laica, per fare un bilancio che gli fa rendere grazie per aver condotto una vita così, per aver incontrato le persone che ha incontrato, per aver creduto nell’amicizia ed aver avuto i motivi di crederci, per essere stato lontano in guerra ed essere tornato a Cansano. Ed anche per non avere più necessità di mangiare patate lesse.

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