OGGI IL “FREEDOM TRAIL” SEGUE IL PERCORSO INVERSO

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Ritorno al campo di prigionia

Arriva domenica  25 aprile a Sulmona il “Freedom trail”, che ripercorre le tappe della lunga traversata compiuta dai prigionieri anglo-americani all’indomani dell’8 settembre 1943 per raggiungere le postazioni

Alleate alle falde della Majella e sul versante del Mare Adriatico. Il “sentiero della libertà” questa volta va a ritroso e condurrà i partecipanti fino alle porte del campo di prigionia vicino alla Badia Celestiniana. Intrapreso per iniziativa del Liceo Scientifico “Enrico Fermi” di Sulmona, è aperto a tutti gli studenti delle scuole medie superiori e, in realtà, a tutti quanti vogliono ritrovarsi negli stessi luoghi che fecero da contorno alle drammatiche fasi successive allo sbandamento dell’Esercito italiano e all’assenza di indirizzi, non solo militari. La gente che vide passare i prigionieri ormai liberati rimase attonita, tale fu la sorpresa di vedere il “nemico” a portata di mano; ma non mancarono coloro che prestarono soccorso ai molti soldati proiettati in un Paese ancora sostanzialmente ostile e nel frattempo occupato dalle Forze dell’Asse. Alcuni militari furono ospitati nelle case di campagna, ma anche in edifici di Sulmona: la solidarietà prevalse sulle ragioni della prudenza. Sarebbe bastato che quel gesto fosse stato scoperto dai soldati tedeschi per far scattare tragiche sanzioni, senza i tempi di processi approfonditi.

Ora il “Freedom trail” è soprattutto una esperienza di ragazzi che sono stati sensibilizzati dalle numerose pubblicazioni del Liceo “Fermi” e dalle conversazioni che sul punto si tengono nel corso dell’anno scolastico.

Ecco quello che risponde una di loro, Lucia, che ha attraversato la Majella alcuni anni fa, lungo i circa quaranta chilometri che portano fino al Guado di Coccia per poi ridiscendere verso Casoli.

Prima dell’inizio, nei giorni precedenti la partenza, pensavi di fare tutto il tragitto o immaginavi di fermarti, per esempio, alla prima o alla seconda tappa ?

Ovviamente pensavo di farcela!! Ero entusiasta e piena di energie, fondamentali per questo tipo di esperienza.

E durante il percorso hai mai sentito la necessità di smettere per tornare subito indietro ?

Il primo giorno è stato veramente tanto faticoso e non sono mancati dubbi, ma mai ho pensato di tornare indietro, assolutamente.

Quell’anno fu una edizione particolarmente bagnata dalla pioggia e     tormentata  dal freddo. Come andarono i pernottamenti ?

Furono veramente tremendi. La pioggia non ci ha lasciato in pace un secondo. La prima notte è stata tragica. Eravamo nel campeggio di Campo di Giove, in tenda e l’umidità ci è entrata nelle ossa, non ho chiuso occhio. La notte seguente siamo stati in una scuola. Era  freddissimo ma almeno si riusciva a dormire.

 

Hai mai parlato con gli altri partecipanti del significato di quel tragitto ?

No, semplicemente vivevamo quell’esperienza.

 

Che cos’era il Campo 78 ?

Un campo di prigionia dove venivano portati gli alleati, si trova a Fonte d’amore.

 

Cosa domanderesti adesso ad un soldato inglese o americano che è passato al  Guado di Coccia qualche… anno prima di te ?

Sarei curiosa di sapere quanta paura provava e soprattutto cosa gli dava la forza per oltrepassare quel muro di montagna! Una moglie un figlio…la vita.