Ordine del giorno al “decreto del fare” per i tribunali

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8 AGOSTO 2013 – I senatori Buemi, Panizza, Granaiolo e Longo hanno presentato un ordine del giorno che è stato approvato in sede di conversione del decreto 21 giugno 2013 per riconsiderare la chiusura dei tribunali che non hanno sede nei capoluoghi di provincia. Ne ha dato notizia il sen. Nencini al segretario regionale del Psi, avv. Massimo Carugno (Buemi e Longo aderiscono al Psi).

 

Il documento prende lo spunto dal dato di fatto che: “la razionalizzazione della cosiddetta “geografia giudiziaria” costituisce in realtà una questione dibattuta ormai da moltissimi anni, dal momento che il modello fino ad oggi in vigore appare superato e irrazionale per molte ragioni”, ma anche che “nel merito, tuttavia, la riforma si presta, nelle modalità con le quali è stata attuata, a diverse criticità. In primo luogo vi è una completa pretermissione nel criterio di delega concernente la salvaguardia delle sedi giudiziarie situate in territori con elevata criminalità organizzata, sia con riferimento ai tribunali che alle sezioni distaccate. Analogamente disattesi sono stati i criteri che imponevano al legislatore delegato di tenere conto nella ridefinizione della geografia giudiziaria delle esigenze logistiche e morfologiche dei territori;

vi è da considerare, inoltre, il mancato rispetto del criterio di delega che imponeva la previa rideterminazione delle piante organiche, la problematicità della revisione della geografia degli uffici giudiziari del giudice di pace e la facoltà riconosciuta ai comuni di garantire la sopravvivenza anche delle sedi sopprimende”.

Pertanto Buemi e gli altri firmatari prendono lo spunto dal fatto che “lo stesso Coordinamento Nazionale degli Ordini Forensi Minori, ieri, 5 agosto, ha inoltrato al Ministro della Giustizia un’articolata nota nella quale ha evidenziato alcune tra le tantissime criticità che la revisione delle circoscrizioni giudiziarie, come disposta dalla Legge 148 e dal Decreto legislativo delegato 155, sta generando già da mesi avviando al collasso il già agonizzante sistema giurisdizionale del Paese;

le osservazioni attengono sia ai risvolti economici degli accorpamenti sia alla efficienza degli Uffici. E’ stato affrontato anche il tema del destino che attende le strutture edilizie giudiziarie di numerosi sedi in corso di soppressione, strutture ancora nuovissime ed efficienti, costate ai contribuenti milioni e milioni;

la nota ha osservato che i costi delle notificazioni e delle esecuzioni aumenteranno, numeri alla mano, fino a 11 volte e questo non solo per Cittadini, Enti e Imprese ma anche per lo Stato sul quale, come noto, gravano le spese in questione, ex plurimis , nelle controversie di lavoro, nelle cause di divorzio, in quelle penali , nei procedimenti nei quali il patrocinio è assicurato e pagato dallo Stato;

la nota segnala, poi, al Ministro che la manovra e stata giudicata in termini estremamente negativi dall’ I. R. Si. G. Istituto di Ricerca sui Sistemi Giudiziari, articolazione del Consiglio Nazionale delle Ricerche, e che il recente rapporto dell’ O. E. C. D. Organisation for Economic Co – operation and Development, meglio conosciuta come O. C. S. E. , affrontando 1’esame della Giustizia civile, non ha nemmeno considerato l’argomento delle dimensioni e del numero degli Uffici giudiziari, con questo ritenendolo del tutto ininfluente; non è mancato, inoltre, il richiamo alla recente decisione del Consiglio d’Europa che, se si è espresso in termini positivi in merito a ” una ” redistribuzione dei Tribunali sul territorio, nulla ha considerato in merito ” alla ” riforma in atto , pretendendo comunque che essa si avvalga del contributo di tutti i soggetti interessati, contributo che in Italia e mancato del tutto, perché non richiesto, anzi impedito; le circostanze evidenziate hanno indotto a richiedere al Ministro di ritardare almeno di un anno 1’avvio della revisione, si da permettere una ampia riflessione indispensabile a consegnare al Paese una proficua riforma”.

Pertanto, l’ordine del giorno impegna il Governo “a valutare la possibilità di rivedere e risolvere le numerose criticità evidenziate in premessa prima che la riforma di cui al decreto legislativo 7 settembre 2012, n. 155, attuativo della delega contenuta nell’articolo 1, comma 2, della legge 14 settembre 2011, n. 148, di conversione del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, concernente la riorganizzazione delle circoscrizioni giudiziarie, produca appieno i propri effetti”.