PEZZO A PEZZO SI PERDONO I CLASSICI

525

MA I “NATIVI DIGITALI ” NON PERDONO INTERESSE PER OVIDIO

10 APRILE 2014 – Non esce indenne la letteratura dalle strettoie che la tecnologia impone alla trasmissione dei testi: nel III e IV secolo si ebbe il primo scossone con l’abbandono dei “rotoli”, con la perdita di quello che non entrava nel formato nuovo, poi di nuovo con l’introduzione della carta e del formato che, per esigenze commerciali, si liberava di tutto quello che era scolastico.

E a noi sono arrivati tre-esemplari-tre dell’opera intera di Tacito. Teme lo scossone della più grande trasformazione tecnologica della scrittura il prof. De Vivo (nella foto del titolo), quando introduce la XV edizione del “Certamen Ovidianum”, dinanzi a “nativi digitali”, come li definisce, cioè a coloro che lo stanno ad ascoltare nella gremitissima platea del “Pacifico” e vengono dalla scuola, ma venivano già prima dalle esperienze dei primi anni di vita con i computer, pregnanti più della scuola. Si consola constatando che il “gioco” della traduzione di un classico acquista nuova linfa nell’epoca della connessione continua e sottolinea come il “Certamen sulmonense” abbia spalle robuste, sotto il profilo culturale, più di tanti altri. Per raccontare ai “nativi digitali” l’emozione dello studio di una lingua importante, di quella lingua che è il condensato della esperienza storica di tutto il Mediterraneo, riprende un esempio del prof. Silvestri, che assimila il latino al sicomoro sul quale, secondo il Vangelo di Luca, sale il piccolo Zaccheo “desideroso di vedere Gesù”, ma impedito dal farlo per la tanta folla che stava davanti a lui. Si affatica a salire, ma alla fine può vedere e, soprattutto “è visto ed è salvato”.

Domani mattina tutti sul sicomoro per la traduzione del testo e dalle celebrazioni del Certamen si passerà al Certamen.

Please follow and like us: