Quanti effetti strani porta il terremoto sui ponti di Sulmona e su quelli dell’Aquila

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Ponte Capograssi piloni

E I TECNICI SMENTISCONO LA NON PREVEDIBILITA’ DEL SISMA SE SI TRATTA DI ANNUNCIARE CHE TOCCHERA’ ALLA VALLE PELIGNA

2 NOVEMBRE 2016 – Il Ponte Capograssi (nella foto i sostegni della campata unica, costruita nel 1960) è stato chiuso al traffico veicolare stamane; si sarebbe spostato l’asse di un giunto, sembra per la scossa tellurica di domenica mattina.

Il viadotto della autostrada A25 in territorio di Popoli è percorribile in unica carreggiata, sempre per gli effetti dell’ultima scossa grave, quella di 6,5 delle 7,41 di due giorni fa. Tecnici di varia estrazione e di varia credibilità hanno affermato nei giorni scorsi che il terremoto nelle Marche e nell’Umbria, dopo quello nel Lazio dello scorso agosto, starebbe caricando la faglia del Monte Morrone e che, quindi, la “contaminazione sismica” (una specie di contagio influenzale applicato alle montagne) riguarderà la Valle Peligna, con un evento devastante su Sulmona.

Le notizie sono tutte concatenate, sebbene le prime due siano di stretta cronaca e l’altra dovrebbe avere una infarinatura di valutazione scientifica. E cominciamo da quest’ultima, che sembra smentire quello che altri tecnici hanno affermato nei mesi e negli anni precedenti: che, cioè, il terremoto non è prevedibile e, dunque, nessuna colpa avevano gli imputati della “Commissione grandi rischi” che dissero, qualche giorno prima del disastro dell’Aquila, quello che ormai tutti sanno. La corretta impostazione, lo sappiamo, sta nell’affermare che, proprio perché il terremoto non è prevedibile, non si può prevedere neanche che non accadrà e non si possono rassicurare gli abitanti delle zone a rischio. Dopo il terremoto dell’Aquila si disse che entro dieci anni sarebbe toccato a Sulmona o alla Marsica: è toccato all’Umbria e alle Marche, cioè esattamente al polo opposto rispetto a L’Aquila. Dopo una cantonata di queste, speriamo che si torni ad affermare che il terremoto non si può prevedere. Beninteso: a Sulmona si sa che ci sarà un terremoto, perché questo fa parte del movimento di tutto l’Appennino e affermare che ci siano delle faglie in movimento ha la stessa originalità di dire che in uno stagno ci sono le rane: prima o poi saltano.

Correttezza vorrebbe che, una volta che un tecnico viene smentito dal guizzo di un sisma, opposto rispetto alla previsione, gli si dia un voto oppure, come si fa a scuola, una valutazione: “Quella volta disse che si sarebbe verificato un terremoto in un posto, ma il terremoto si verificò agli antipodi”. Altrimenti è facile: ripetere che ci sarà un terremoto in una zona ad alto rischio sismico significherà essere precisi al minuto secondo quando avverrà, come tocca a tutti gli orologi fermi di segnare un’ora che risponde al vero. Questo non è il risultato di ricerche scientifiche e per questo non debbono essere allarmate e torturate popolazioni che non sanno dove altro andare e non hanno neanche le case restaurate perché  i progetti di restauro del dopo-sisma 2009 rimangono a giacere, come riposarono quelli per il terremoto del 1984 per 24 anni, fino a qualche mese prima del terremoto del 2009.

La chiusura del Ponte Capograssi può essere giustificata dalla esigenza di compiere delle verifiche; ma ne dubitiamo, perché la chiusura, per mesi, di un viadotto di una autostrada così importante come la A25 non ha portato al rifacimento di quel viadotto, che non per niente è il punto debole anche in questa vicenda sismica. A distanza di sette anni non ci viene ancora spiegato come mai i viadotti della A24 che affacciano dalla galleria di San Rocco fino a L’Aquila non sono stati chiusi sebbene si trovino settanta chilometri più vicini all’epicentro, tanto del terremoto del 2009 che di questi del 2016. Se un viadotto denota fragilità che altri non hanno pur essendo contigui con la zona sismica più pericolosa, vuol dire che : 1) o si chiude un occhio pur di non ostacolare le esigenze dell’Aquila; in alternativa 2) ci sono tecniche costruttive che consentono di resistere anche a violente scosse e allora non si capisce perché non si applichino alla Valle Peligna. Oppure si capisce fin troppo bene, visto il tempismo con il quale, a poche ore dal sisma del 24 agosto, il presidente della giunta regionale, Luciano D’Alfonso, invece di annunciare che la Regione avrebbe costretto l’ANAS o la società concessionaria a rifare il viadotto secondo le tecniche costruttive adeguate, ha parlato di “tallone di Achille” dell’autostrada abruzzese, in concomitanza, guarda un po’ il caso, del dibattito sulla costruzione della bretella Bussi-Collarmele per evitare la Valle Peligna.

Queste riflessioni non sono inutili, anche se l’attualità stretta porta sulle prime pagine dei giornali i dolorosi abbandoni di centinaia di piccoli Comuni dell’Appennino: che il terremoto a Sulmona sia un evento certus an et incertus quando (per “Fabbricacultura”: sicuro nel suo accadere, ma non collocabile in una data certa) lo sappiamo e non pensiamo che la scaramanzia sia sufficiente a tenerci indenni. Solo che se ce lo ripetono in tanti e, nello stesso tempo, Sulmona viene esclusa dal cratere del 2009 per volontà del suo parlamentare Scelli, nonché per una fitta schiera di campanilisti che a L’Aquila si chiamano “politici del territorio”; se, nonostante il reiterarsi e l’aggravamento di danni per i terremoti successivi, ci si limita a transennare chiese e ponti proprio perché non si può dividere la torta dei finanziamenti con L’Aquila, dovremmo anche avere il diritto di classificare questi “politici del territorio peligno”, per quello che sono: opportunisti che, per non essere tacciati di campanilismo, non fanno nulla che possa dare fastidio agli aquilani avvinti dalla spasmodica volontà di ricostruire un capoluogo di regione dove non serve e dove, secondo gli stessi tecnici che oggi prendono di mira Sulmona, si ripeterà un evento sismico distruttivo perché questa è la natura dell’Appennino italiano. E questa è un’altra verità, a prescindere dalle truffaldine classificazioni sismiche legislative di zona 1, 2 o 3, che hanno fatto i disastri del 2009 perchè a L’Aquila si è potuto costruire con le precauzioni della categoria 2 e a Sulmona e Avezzano non si poteva derogare da quelle della prima e più rigorosa categoria.

Ponte Capograssi sottostrada