SCARSA LA QUALITA’ DEL MONTEPULCIANO? NON SCHERZIAMO…

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25 SETTEMBRE 2014 – Girano valutazioni sull’annata vinicola. Molte sono infondate; la maggior parte è rapportata alla condizione dei vigneti del chietino e del teramano, con notizie in parte sconfortanti. La realtà è ben diversa per le zone tradizionalmente ricche di produzione di uve, come da secoli è Pratola Peligna e, in misura minore, è Vittorito. L’uva Montepulciano di Valle dei Fiori a Pratola Peligna è quella che mostrano le foto; semprechè, beninteso, i filari siano quelli voluti dalla buona tecnica agraria, con le distanze di vari metri, la rilevante altezza per una esposizione completa. L’unico problema della vite peligna è la sostanziale assenza di una cantina di trasformazione e di commercializzazione del vino alla quale gli agricoltori possano conferire il prodotto di questa “eccellente”. Questo, come si sa, è un problema che non riguarda il livello del prodotto. Riguarda gli scempi commessi a più riprese dal dopo-guerra con le strane campagne di vendita negli USA tentate senza un minimo di managerialità e assorbendo risorse a sfascio. Contro questi esperimenti fatti con le tasche dei contribuenti italiani si schierò uno dei più sensibili dottori in Agraria, nonché studioso a proprie spese dei vitigni autoctoni della Valpeligna (e dei trapianti di Riesling e Gruner), il dott. Francesco Colella, ma non ottenne i risultati giusti, data anche la oggettiva, grande frammentazione della proprietà agricola e la difficoltà a ottenere economie di scala. Venne poi il periodo delle cooperative del teatino e la grande diffusione di vini non peligni. Ma la qualità, alla lunga, riemerge.

Sulla storia e le tradizioni delle uve peligne rimandiamo agli studi di Franco Cercone sul Montepulciano, ai resoconti storici e alle altre notizie nella sezione ENOLOGIA di questo sito.

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