GLI INTERROGATIVI CHE RIMANGONO DOPO LA TRAGEDIA DEL GIOVANE ALLA KERMESSE DI “FORZA ITALIA” – TUTTO ALL’OSPEDALE DELL’AQUILA IN UN COMPRENSORIO CHE HA UN VENTESIMO DEGLI SCIATORI DELL’ALTO SANGRO – INTERVISTA AL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA E SINDACO DI CASTEL DI SANGRO ANGELO CARUSO
15 GENNAIO 2025 – Un giovane partecipante alla Kermesse di Forza Italia “Azzurri in vetta” ha cercato la morte lanciandosi dal quarto piano di un albergo al centro di Roccaraso. E’ stato soccorso, con il trasferimento prima all’ospedale di Castel di Sangro e poi a quello dell’Aquila, dove è giunto in condizioni disperate.
Il suo fisico non ce l’ha fatta. “Forza Italia” si è inchinata davanti alla tragedia ed ha annullato quello che era un congresso nazionale: i partecipanti hanno assistito alla Messa, poi ognuno ha ripreso la strada di casa.
I tempi dei soccorsi sono oggi al centro dell’attenzione, perchè un comprensorio così distante dalle grandi strutture sanitarie è interessato, in lunghi periodi dell’anno, da una richiesta di servizi sanitari che si sposta da Napoli, Roma, Pescara, varie città delle Puglie. Dunque, i tempi dei soccorsi diventano una questione di particolare rilievo amministrativo; sotto certi aspetti investono anche scelte politiche di primo piano. Per questo, abbiamo posto alcune domande all’avv. Angelo Caruso, Presidente della Provincia dell’Aquila e Sindaco di Castel di Sangro.
- La stagione sciistica sta facendo registrare una straordinaria presenza di sportivi e di turisti in genere in tutto il bacino dell’Alto Sangro che, diversamente da quello di Campo Imperatore, non è afflitto da eccessi di condizioni metereologiche avverse che di fatto rendono impraticabili gli impianti, né presenta oggettivi ostacoli alla circolazione delle auto, come quello di Passo Lanciano.Tuttavia, il caso dei soccorsi allestiti per salvare la vita ad un giovane partecipante alla Kermesse “Azzurri in vetta”, ha denotato tempi di esecuzione (da Roccaraso a Castel di Sangro a L’Aquila) che sono addirittura al vaglio della magistratura penale per l’accertamento delle responsabilità. A suo avviso, può essere stata la conseguenza di carenze strutturali? Il sistema in sé contiene rischi che si potrebbero ripresentare?
Non ho elementi sufficienti per esprimermi sui tempi di soccorso al giovane rimasto vittima dell’accaduto, ma credo che in quelle condizioni di particolare afflusso veicolare il soccorso possa non essere stato adeguatamente efficiente. Le cause sono senz’altro imputabili ad un modello organizzativo sanitario che non riesce ad ammortizzare l’urto della massiccia richiesta di prestazioni sanitarie del periodo che è sproporzionato rispetto a quelle ordinarie.
2. Ritiene che l’afflusso di decine di migliaia di sportivi e turisti debba essere assistito da strutture meglio dotate e meglio organizzate? E in quale modo? In particolare: è possibile organizzare meglio il servizio di trasporto a mezzo di elicotteri?
Come accennato la capacità prestazionale del sistema ospedaliero di Castel di Sangro è tarata più o meno sulla popolazione residente con un piccolo margine superione dovuto alla mobilità attiva extraregionale. Cosiccché il notevole afflusso turistico invernale ed estivo (150 mila giornaliere persone per l’intero Altosangro), provoca statisticamente un numero di utenti sanitari che pone in serie difficoltà non solo il sistema di soccorso ma anche la parte del presidio ospedaliero di emergenza urgenza.
Pertanto ciò che occorrerebbe in primis è un rafforzamento del pronto soccorso per i periodi di massimo afflusso e ciò poiché per i pazienti occorre effettuare una diagnosi preliminare, in alcuni casi la stabilizzazione, per poter definire una destinazione presso presidi specializzati. Tale esigenza evidentemente è riferibile a momenti legati alle stagioni turistiche particolarmente accentuati per i fine settimana o nei ponti festivi, il che supporrebbe l’applicazione di personale sanitario supplementare. La prospettata soluzione potrebbe essere praticabile mediante la mobilità di medici proveniente da altri presidi che non risentirebbero del fenomeno suddetto. Per quanto attiene al trasporto, che di certo andrebbe potenziato financo con il sistema aereo abilitato anche a volo notturno.

3. Tutto quello che dovrebbe essere speso per dotare di maggiori strutture tanto gli ambiti delle piste di Roccaraso e Rivisondoli che la rete di trasporto con elicotteri, non potrebbe essere, invece, destinato al potenziamento dell’ospedale di Castel di Sangro e, visto che la Sua figura istituzionale di presidente della Provincia, le consente (e Le impone) di esaminare un contesto più ampio, di quello di Sulmona, che può essere raggiunto anche in condizioni di eccezionale maltempo, come dimostra il fatto che la SS17 da Roccaraso a Sulmona (nella foto l’imbocco della galleria sul versante Cinque Miglia) è percorribile anche in caso di bufere e particolari accumuli di neve e anche nelle ore notturne e che il servizio di spazzaneve dell’Anas è in effetti ineccepibile?
Senz’altro, ma la soluzione indicata sconta i limiti della DM.70 (decreto Lorenzin) che regola il livello ospedaliero in relazione al numero degli abitanti e dunque ospedale di zona disagiata, i cui servizi (limiti) sono definiti nella medesima norma. A ciò aggiungasi che per le prestazioni sanitarie inerenti le acuzie o trattamenti su pazienti a rischio occorre la disponibilità della sala di rianimazione, che con la penuria di anestesisti è da considerare alquanto improponibile.
E, sempre da Presidente di provincia, ritiene congruo che tutti i più importanti servizi ospedalieri siano concentrati in un estremo angolo settentrionale del territorio e che quelli più specificamente adatti alla cura immediata dei traumi statisticamente connessi alla pratica degli sport invernali, si trovino al centro di un circondario dove in effetti tale sport rappresenta una percentuale irrisoria nel contesto provinciale?
La geografica dei presidi ospedalieri non è senz’altro corretta rispetto dalla conclamata domanda di prestazioni sanitarie; pertanto andrebbe adeguata con una ragionevole rimodulazione flessibile rispetto all’attuale assetto. A tal riguardo, tenuto conto del quadro complessivo della ASL1, credo una soluzione agevolmente praticabile possa essere quella di organizzare un modello sanitario capace di concentrare (flessibilità) le risorse sanitarie sui presidi particolarmente interessati dal fenomeno, attingendole dagli altri presidi ivi compreso quello del capoluogo.
A margine di quanto innanzi, tengo a sottolineare che l’utenza, di cui trattasi, costituisce una risorsa economica e finanziaria rilevante per la nostra ASL, in quanto costituisce quasi integralmente mobilità attiva, che però per via della incapacità di acquisirla finisce per rivolgersi altrove.

Nella pagina del “Centro” una delle battaglie che l’Alto Sangro ha dovuto affrontare sul versante della Sanità






