Se la cultura non è un rito polveroso

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6 NOVEMBRE 2011 – Una sera qualsiasi d’autunno in un quartiere semi-sederto come quello che circonda la Casa di D’Annunzio. Si recitano le “Memorie di Adriano” di Yourcenar nel “caffè letterario”, ma la porta è chiusa.

Non c’è posto per tutti. Succede a Pescara, che tutti i più supponenti soloni della cultura ritengono una città solo commerciale, tutt’al più destinata al ruolo di ricerca delle avanguardie.

Sarà il caso di rivedere qualche luogo comune e riconoscere che la cultura germoglia e progredisce anche lontano dalle cattedrali dei riti consueti e sfugge al controllo di istituzioni polverose, tutte molto incentivate con i soldi dei contribuenti. Ottima sorpresa, certamente: ma anche un ottimo suggerimento per cambiare approccio con testi e rituali.