SU OVIDIO NON SI ABBASSA MAI LA GUARDIA

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LE OPINIONI DEI LETTORI

6 LUGLIO 2018 – Ringraziamo i molti lettori che hanno voluto esprimerci apprezzamento per aver riportato due recentissimi eventi letterari nei quali ricorre il nome di Ovidio come non si era saputo finora: l’uno, che è una pubblicazione di giugno di “Dalla mia vita” di Wolfgang Goethe nei “Millenni” di Einaudi e l’altro, che è la pubblicazione di un testo nuovissimo di una autrice americana “Leggere Ovidio a Miami”.

Questo giornale, sia quando esce in edicola per la gioia di chi vuole ancora toccare le notizie, sfogliarle, riporle nel cassetto perché attendano qualcuno che le rilegga tra un mese o tra cent’anni, è nato con lo scopo di divulgare le cose belle di Sulmona e di promuovere riflessioni e contributi su come la città debba ritrovare se stessa e produrre ancora cultura, lavoro, passione civica; ma anche per combattere e affermare il nome e il ruolo di Ovidio in una città che già nel 2009 si preparava (e nel 2016 ci riusciva) a cingere la statua del sommo poeta con una corona d’aglio sotto lo sguardo vigile di un … vigile urbano che avrebbe dovuto elevare verbali di violazione amministrativa e chiedere l’intervento dei magistrati per i reati che simile imbrattamento realizza. Noi siamo qui, a dire quello che di sconcertante ha riservato il Bimillenario; ma anche a finanziare di tasca nostra una celebrazione del Bimillenario, per prevenire la solita battuta che a Sulmona si sanno fare solo critiche; a chiedere che il Tribunale impedisca lo scempio dell’aglio sulla testa di Ovidio e a pagare di tasca nostra le spese per la decisione sconcertante (così definita non solo da noi, ma da un certo Pietro Rescigno, autore di un “Trattato di diritto privato”, ma soprattutto di contributi essenziali sulla configurazione dei “beni comuni”) di un tribunale che ha ritenuto sussistente il patrocinio del Comune alla “incoronazione” del sommo poeta quando proprio dal processo non è emersa nessuna sponsorizzazione e il Comune si sarebbe potuto costituire anche quale portatore di interessi per beni comuni della collettività.

Ma non fa niente: faranno meglio di noi i nostri pronipoti nel trimillenario.

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