SUL GIORNALE DEL COGESA NON SI PARLA SOLO DI IMMONDIZIA

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UN PENSOSO CONTRIBUTO DEL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA NELLA PAGINA CHE SULL’ESPRESSO E’ DI EUGENIO SCALFARI

30 LUGLIO 2018 – Nell’ultimo anno lo abbiamo trovato dappertutto: sui ponti da inaugurare dopo la bitumatura; negli incontri per annunciare alla stampa una pioggia di milioni di euro dopo che un motociclista era morto nel Parco nazionale per la bitumatura non inaugurata; soprattutto nei comunicati-stampa che a raffica invadono le redazioni dei giornali diffusi in Valle Peligna per annunciare la manutenzione di una strada nella Valle del Giovenco.

Insomma, il Presidente della Provincia Angelo Caruso vive una nuova estate dopo una primavera strepitosa e nell’ultimo numero di “Ambiente 3.0 Cogesa informa” lo troviamo nell’ultima pagina, quella per intenderci che L’Espresso riserva a Eugenio Scalfari, con tanto di quadratino che reca la sua effigie. Che c’entra Caruso il prezzemolino con il Cogesa e, soprattutto, che c’entro Caruso con i rifiuti? Il tema dell’articolo è di quelli che non ammettono incertezze sulla loro funzione di informare: “Aree che si ignorano o entrano in competizione”. A un normale titolista con un po’ di mestiere sarebbe bastato un rigo per esprimere lo stesso concetto: “Aree che non collaborano”, ma questo “Ambiente 3.0” è fatto di tanti pensosi contributi che anche a suggerire una cosa ovvia si ha l’impressione di fare quello che un elefante fa nel negozio di cristalli: si rovina un mondo, che poi è quello fragile dei rifiuti e della monnezza. Quindi meglio astenersi e seguire il prezzemolino nella sua “prima riflessione a pochi mesi dall’assunzione della carica di presidente della Provincia dell’Aquila”. Considerando che è quasi un anno che Caruso è presidente o si comporta come tale, due sono le alternative: o per riflettere ci mette davvero tanto e la prima riflessione la fa dopo un anno, oppure l’articolo è vecchio di parecchi mesi, che sono quelli che ci separano dai primi mesi della sua elezione ad oggi. Sarà un articolo che, come si dice nel gergo delle redazioni, è stato nella “cartella del vantaggio” e non si riusciva a mettere perché prima c’era sempre qualcosa di più interessante e di urgente.

Comunque, visto che è passato tutto questo tempo da quando Andrea Gerosolimo lo ha collocato alla Presidenza della Provincia, prezzemolino poteva rileggerselo un po’, questo articolo che lo colloca nel posto di Scalfari sull’Espresso e magari scrivere in maniera diversa uno dei primi periodi: “Gli esempi in tal senso non mancano pure nella quotidianità, ma senza dimenticare in primis la latitanza registrata in concomitanza dell’incendio del Morrone, occorre rilavare il tentativo di far prevalere il corposo repertorio marsicano su quello peligno per il mantenimento di un tribunale oltre quello della città dell’Aquila, uno spettacolo che si sta consumando con un atteggiamento da mero spettatore dello stesso capoluogo”. Il tentativo, indubbiamente, va… rilavato, anche con la candeggina; e il corposo repertorio marsicano va ridimensionato, perbacco.

Certo, bisognerebbe prima capire di cosa sia composto questo repertorio, che è pure corposo. E lumi in questo senso il presidente Caruso potrebbe ricevere dal suo mentore Gerosolimo, che con la Marsica ha tanto collaborato, anzi rivendica di aver messo De Angelis al suo posto di sindaco, dunque di aver dato una mano considerevole a questo repertorio per conservare il tribunale marsicano a scapito di quello sulmonese. Non sono problemi da nulla, perché c’è il rischio di “cancrena da amputazione”. Corbezzoli, ora comprendiamo la collocazione dell’articolo in simil veste scalfariana: “Il quadro che appare agli occhi di chi vive una condizione di apparente marginalità, ma che gli consente una serenità di valutazione, lo induce ad affermare che occorre imprimere una inversione di tendenza che determini l’assunzione di una piena consapevolezza della situazione che vive il territorio, che faccia intraprendere la strada della coesione territoriale come unica strategia possibile per il rilancio della stessa provincia”.

Quindi dove lo conserviamo questo tribunale?

E soprattutto quanto è costata agli utenti del Cogesa questa severa illustrazione della scoperta dell’acqua calda?

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