SULL’ORSO E’ MANCATA LA COMUNICAZIONE MA IEZZI SPIEGA COME SI COMUNICA

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PARADOSSI  DEL PARCO NAZIONALE DELLA MAJELLA

21 NOVEMBRE 2014 –  L’antefatto è l’uccisione di un orso a pochi metri dal confine del Parco Nazionale della Majella.

La vicenda è la grande eco che tale uccisione suscita in tutti i media nazionali e anche in molte altre parti del mondo. L’epilogo è la considerazione che i media hanno per un Parco che non protegge gli orsi e che allestisce feste sul modello delle sagre paesane mentre si fa l’autopsia all’orso ucciso. La sintesi è che il presidente di quel Parco nazionale va a parlare ad un convegno di giornalisti intitolato “Comunicare l’ambiente in una regione di montagna”.

Accade questo oggi a Sulmona, quando sono appesi ancora a Palazzo Mazara i residui di striscioni (in parte strappati, in parte penzolanti e questa volta senza che l’acuto cronista del Messaggero abbia qualcosa da ridire sull’estetica) con i simboli del Parco Nazionale della Majella a ricordare che peggiore gestione la morte dell’orso non poteva avere se non nelle mani di Franco Iezzi, presidente dell’ente per volontà del partito di Berlusconi e del ministro dell’Ambiente Prestigiacomo, cioè per designazione di una satrapia senza alcun riscontro dell’effettivo gradimento delle popolazioni dei Comuni.

A far parlare l’universo mondo dei problemi della tutela dell’ambiente sarebbe bastato annullare tutte le manifestazioni, dalle “salterelle” ai convegni già di per loro disertati, dalla vendita dei formaggi alle sfilate invero meste. Dire semplicemente: “Perla Majella finisce qui. Hanno ucciso un orso, non la consideriamo una… perla della nostra vita regionale”. Si sarebbe dato un segnale; si sarebbe assunta la decisione che giornali e televisioni avrebbero considerato il massimo della “notizia”. Quindi, si sarebbe “comunicato” (per riprendere la terminologia del convegno di oggi) un fatto eclatante, che era la rinuncia ad ogni tipo di festa in seguito ad un altro fatto eclatante, che era l’uccisione di un orso a pochi metri da un centro abitato e a qualche chilometro dal capoluogo di tutto il centro-Abruzzo. Sempre dotti di autocritica, abbiamo sottoposto questa opinione ad un inviato del Corriere della Sera, che non ha aspettato un attimo nel convenire sulla grande occasione che si sarebbe potuta sfruttare magari per salvare altri orsi, con una sensibilizzazione quasi planetaria. Invece niente: all’orso neanche un accenno, come se fosse normale che a confine con un Parco nazionale si possa sparare ad un orso.

Ora il Presidente del Parco Majella, nonostante fosse invitato a parlare di questa autentica debacle (invitato da questo giornale, almeno) ha continuato imperterrito a non comunicare. E pure in un convegno al quale ha partecipato Fulco Pratesi domenica scorsa in un paese che in parte rientra nei confini del Parco della Majella, non ha comunicato un fico secco, mandando il direttore Oremo Di Nino.

Ed oggi parla di “Comunicare l’ambiente in una regione di montagna”; meglio farebbe a  “Comunicare niente e la ragione ci guadagna”, se non altro per coerenza ai lunghi silenzi su aspetti di fondamentale importanza.

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