Sulmona-Carpinone: adesso aspettiamo gli orari dei treni

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Orario dei treniINAUGURAZIONE IN POMPA MAGNA, MANCAVA SOLO ANTONIO RAZZI

18 MAGGIO 2014 – E dieci. Saranno almeno dieci le celebrazioni per ripristinare le glorie della Sulmona-Carpinone.

E saranno almeno cinque le inaugurazioni della “transiberiana d’Abruzzo”, come è stata ribattezzata senza il senso del limite e, quindi, del ridicolo. Arrivò per primo il Rotary, che nel 1985 organizzò a Roccaraso un convegno per studiare come arrivare in tempo per conservare la linea come mezzo di comunicazione effettivo e non virtuale o soltanto turistico. Fecero tutto Otello Pizzuti presidente del club e Mariella Vitto-Massei, presidente della pro-loco di Pettorano, che curò costumi e dolcetti; poi si aggiunse Mario Liberatore da Roccaraso. E Fulvio Di Benedetto stilò una accuratissima relazione per confrontare dati e costi, dislivelli e potenza dei locomotori, orari e flussi di traffico. Insomma, una cosa seria. “Il Tempo” dedicò una pagina intera (quelle a nove colonne, mica pippe, dal titolo “Sulmona-Carpinone ramo secco? Non scherziamo…”) 

Passarono decenni senza che i politici sentissero la necessità di approfondire, di salvare: la Regione, che avrebbe potuto, non si impegnò a sostenere i costi di una linea compresa quasi per intero nei confini abruzzesi (v. “Voto unanime per salvare la Sulmona-Carpinone”, nella sezione TRASPORTI  di questo sito, ma era il Consiglio regionale del Molise, non quello dell’Abruzzo a deliberare, anche se a salire sul trenino ieri c’era Chiodi). E il resto è storia di questi anni e di questi giorni. Una dinamica associazione degli amici del treno di Campobasso ha organizzato altri viaggi straordinari per offrire dolci, prodotti tipici, bande e balli (v. “TRENI – Campobasso cerca un link con Sulmona” nella sezione TRASPORTI di questo sito): tutto molto folkloristico e interessante, “incentivante” come si usa dire senza senso dell’estetica e della fonetica.

Nonostante tutto questo, il treno si è fermato e non riparte.

Ma l’inventiva non rimane mai sul binario morto. E del resto, se L’Aquila inaugura un aeroporto internazionale fantasma, perchè dal Parco Nazionale della Majella si dovrebbe essere da meno? Ed ecco, puntuale, l’allestimento di un altro viaggio inaugurale per la “transiberiana d’Abruzzo”. C’è un quid di irridente in questo appellativo, la locuzione potrebbe essere stata suggerita da Antonio Razzi, almeno a giudicare dalla lettura della sua interrogazione parlamentare per la Pescara-Roma, rinvenibile senza mediazione di Crozza su you-tube e confermativa della massima che la realtà supera sempre la fantasia.

Inaugurazioni e numeri unici

Insomma, una inaugurazione presuppone che l’evento si ripeta e in realtà è definita come “apparato solenne che accompagna o sottolinea l’inizio di un fatto importante” (come riporta il Devoto-Olj). Orbene, l’apparato solenne, come ci riferiscono le cronache sui giornali di oggi, ieri alla stazione c’è stato. Ma l’inizio? Non c’è un orario dei treni. Perbacco, è come se si inaugurasse un quotidiano e poi lo si trasformasse, alla sera, in numero unico; oppure, per rimanere ai protagonisti, come se si inaugurasse una banca a Sulmona e il giorno dopo la si fondesse con una di Lanciano, oppure come se si inaugurasse un Nucleo industriale e a sera si blindassero le ciminiere. Insomma, ancora una volta l’alfa e l’omega hanno coinciso. 

Vogliamo ricordare che l’inaugurazione della Sulmona-Carpinone dell’Ottocento fu accompagnata, sì, da un lauto pranzo, con ministri e sindaci; ma il giorno dopo chi voleva andare a Roccaraso prendeva il treno di buonora e di buonora arrivava. Supponiamo che il presidente del Parco Nazionale della Majella starà ancora alla stazione domani per accogliere i turisti della “transiberiana d’Abruzzo”, ma abbiamo dubbi al riguardo. Non per la sua presenza, perchè quando dice una cosa è quella, ma per la presenza del treno, che è un po’ più essenziale. Poi, in realtà, domani alla stazione non ci sarà neanche lui, perchè l’ha detto in una intervista (quelle che non mancano mai in queste occasioni, mercè anche giornalisti che sanno tenere il microfono e il taccuino ad altezza giusta e propiziatoria): “Il Parco ha fatto la sua parte” e ora è il caso che “associazioni ed enti si dessero da fare per cogliere l’opportunità ora offerta dal treno rimesso sui binari della linea Sulmona-Carpinone”. Ecco, appunto: quello che doveva fare il Parco consisteva in una firma di convenzione, ma i treni, quelli li spingano i Comuni e le associazioni. Poi, si sa, Franco Iezzi dà le idee, ma se gli altri non le realizzano non è colpa sua: “Diamine, vi siete scordati del Parco fluviale del Vella, che ho fatto io e voi avete lasciato deperire?” sembra rimproverare ancora oggi.

Eppure “La vita è bella”

Quello che ha stupito assai è stato il direttore generale della Fondazione Fs, che ha assistito all’allestimento di un’accozzaglia di convoglio senza battere ciglio: davanti a un treno composto da carrozze antiche, c’era un locomotore diesel anni Settanta, brutto e di un marroncino equivoco, di quelli che non fotograferanno neanche i turisti più candidi e disinformati. Proprio il direttore di una fondazione che poteva chiedere ad un qualsiasi custode del deposito locomotive di spingere fuori la favolosa “940” risfoderata per il film dell’oscar “La vita è bella” con Benigni (v. “Tra i cimeli della stazione “la vita è bella”” nella sezione TRASPORTI  di questo sito): era lì a pochi metri ed avrebbe potuto costituire il richiamo di mille fotografi e di cultori dell’autentico turismo vintage. E’ pronta, funzionante e grintosa con le sue cento tonnellate di ferro e gli stantuffi da guerra; e le Ferrovie che prendono? Un moscio e triste locomotore che oltre tutto non abbiamo mai visto sulla Sulmona-Carpinone perchè era destinato sulla Sulmona-L’Aquila. Visto che ci si trovavano, almeno nella convenzione Ferrovie e Parco della Majella potevano prevedere l’uso di una sana locomotiva pur sempre a carbone. magari più piccola della “940”, se non proprio una “500”; tanto, per quelli che dovranno essere i viaggi, di certo orsi e lupi non si allarmeranno di più (al “Parco” hanno inventato il trasporto dei camosci in elicottero, chè ancora li abbiamo visti appena arrivati sul Sirente, traumatizzati e pronti a scappare pure se vedono girare le eliche dei semi di piante, come le samare degli aceri); oppure sarà meglio che si allarmeranno così non finiranno sotto il treno come finivano sotto le littorine cercando di ripararsi nelle gallerie.

Insomma, ci si poteva aspettare di più da questa decima o undicesima inaugurazione: se non altro perchè ne erano state fatte tante e si poteva fare tesoro degli errori precedenti. C’è una specie di coazione a ripetere nella presidenza del Parco Nazionale e l’esperienza non insegna mai niente. Eppure è difficile sbagliare, quando già sono stati tracciati i binari…

Comunque, l’importante è che si sia cominciato e aspettiamo, ogni giorno, di ricevere dal Parco della Majella l’orario dei treni per Castel di Sangro e per il ritorno. Vogliamo escludere oggi, perchè è festivo, ma da domani di certo  ci manderanno la lista delle partenze e degli arrivi. Concederemo lo spazio d’onore, proprio al di sotto della testata.