SULMONESI SOTTO OSSERVAZIONE

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LETTERATURA ESOPICA NEL VASCHIONE DI LUGLIO

28 GIUGNO 2024 – Gli animali interpretano ruoli importanti nella vita dell’uomo. Ma non per quello che gli regalano (o che sono costretti a cedergli in un mondo antropocentrico), quanto per una coerenza ai loro personaggi, ai profili conquistati in millenni, che nessuno si avventura a smentire. Così, nel numero del “Vaschione” di carta della prossima settimana abbiamo organizzato un centro di ascolto, nell’inserto centrale, quello tematico che spesso abbiamo destinato a cose elette.

Una volpe è furba, si sa; ma un riccio come si può ritagliare una sua immagine, quando tutto corre freneticamente accanto a lui e nessuno si accorge che cerca rifugio in una stazione ferroviaria? Sotto osservazione abbiamo ritenuto che siano i Sulmonesi, visti dagli occhi di un gatto magnifico che non è ripreso da lande lontane, ma dall’inizio della discesa di Porta Romana nel tepore dell’inverno scorso, mentre signoreggia sul tettuccio di un’auto. Esopo non è stato l’iniziatore dell’arte di far parlare gli animali; deve averla ripresa dai secoli precedenti, ma l’ha organizzata tanto bene da averla tramandata con il suo nome: esopiche sono le letterature fiorite in tanti Paesi.

Nei suoi apologhi  “gli animali formulavano opinioni e pensieri quali avrebbero potuto formularli gli uomini”, osservava quasi cento anni fa Nicola Terzaghi.

Soltanto facendo parlare un orso morente, per una fucilata o per un investimento, si possono cogliere gli aspetti paradossali di una vicenda che si ripresenta con cadenza regolare nonostante tutti scongiurino che non si ripeta. Gli animali vanno oltre la cronaca; quelli di Esopo, almeno, che poi sono la voce del popolo stesso, al contrario della poetica di Omero rivolta agli aristocratici. Certo, chi non vuol farsi scuotere dalle tematiche allestite nei dialoghi degli animali si potrà consolare pensando che sono pur sempre invenzioni; ma dovrà chiudere occhi e orecchie per non essere disturbato dalla viva attualità che, al contrario della cronaca, si può perpetuare al di là degli episodi, se gli orsi muoiono sempre allo stesso modo; se le volpi rubano l’innocenza agli interlocutori (e, come si vedrà nel Vaschione di luglio, ai consigli di amministrazione); se un gatto esamina da occhi profondissimi quelli che si avviano per il Corso dall’incrocio di Via Porta Romana e sembra scrutare nelle loro coscienze.

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