TERESA PARLA CON PINO E STUPISCE IL “CANIGLIA”

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LA NAPOLI VERA NEL CONCERTO DELLA DE SIO

22 APRILE 2017 – Il dono più bello ricevuto da un artista dev’essere quello di rivolgersi, cantando, ad una persona importante che non c’è più e sentire come se fosse presente; dono concesso a Teresa De Sio, che è grande artista, e che nell’unica canzone del suo ultimo album nel quale ha cantato le canzoni di Pino Daniele ha inserito eccezionalmente un suo personalissimo brano, con il quale si rivolge proprio all’amico che non c’è. Ma lei lo sente.

C’è molta spiritualità in questo concerto che è stato inaugurato a Sulmona per avviarsi al suo tour in Italia. Ci sono le profonde emozioni raccolte e narrate, cercate e tradotte da Pino Daniele e c’è la seconda parte, con l’anima di Teresa De Sio, quella che lei ripropone con una tale intensità da farla sembrare inedita. “Pino mi ha telefonato l’altra sera e mi ha fatto gli auguri dicendo che a Sulmona stasera ci sarà anche lui”; ha sconcertato così il pubblico tranquillo di una città di provincia che con gli spiriti non scherza mai. E infatti la trascinatrice di queste note tra il pop e il rock non scherzava. Lo si è capito dai brani che “Teresa” ha attraversato: dalla protesta per la descrizione di una Napoli pizza e mandolino (“Fatt’ ‘na pizza”) alla celebrazione delle brigantesse, tutt’altro che malinconica e velleitaria, proposta con una premessa esplicativa per non farla passare come un canto borbonico. Solo per dire che l’unità d’Italia è stata fatta da un francese (“come era Garibaldi nato a Nizza”) e due del Regno Sardo-piemontese (“come Cavour e Mazzini”; e non ha approfondito che il Regno fu proclamato in francese il 17 marzo 1861…) per concludere semplicemente: “Ne’, ma nu’ pugliese non ce lo potevano mettere?” e, con un’ammiccata furba: “N’abruzzese? Niente, ne’ !”.

Ma c’è profondità di temi sociali in quello che ha cantato per quarant’anni Teresa De Sio e in quello che spera di fare “se la pompa regge”, come aveva detto nella conferenza-stampa al Comune. I temi del dolore non vengono ignorati. La disperazione viene sottolineata in alcuni brani per far capire ad un pubblico per lo più sazio (e ad una società per lo più ipnotizzata) che la musica non è solo leggerezza e divagazione (“dovreste essere tutti un po’ briganti; o preferite il pensiero conforme?”; roba da non dormirci una notte o, se il sonno della coscienza dura come quello di Aligi, da restare svegli per gli anni che verranno).