SULMONA CAPITALE DELLA CULTURA: COSA SIGNIFICA L’APPOGGIO DI PESCARA
4 MAGGIO 2015 – La determinazione con la quale Pescara sostiene la candidatura di Sulmona a capitale della cultura non ha precedenti in tutto l’Abruzzo: finora si era verificato che alcune città si proponessero verso una mèta così prestigiosa e facessero appello a tutte le proprie risorse, mettendo in moto relazioni, opportunità. Ma che una città molto più grande, con i suoi obiettivi e i suoi problemi, si spingesse a prendere in mano le sorti di una candidata timida (e purtroppo in certi aspetti anche perdente nella mentalità) e la proiettasse nel girone delle candidature accreditabili, non era successo.
Il goffo tentativo dell’Aquila
A provarci, da ultimo in Abruzzo, è stata L’Aquila, con un risultato del tutto deludente perché ancora una volta il rapace capoluogo ha usato gli artigli ed ha escluso fin da principio il concorso di altre città importanti. Una candidata a diventare capitale della cultura è, per esempio, Parma: e non sarà facile prevalere sulle ragioni di una città completa sotto molti aspetti, dalla dotazione di monumenti alle tradizioni universitarie consone ad una storia ricca di eccellenze. Sulmona, peraltro, ha qualche marcia in più. Per esempio, ha la concomitanza, nel 2017, con il Bimillenario della morte di Ovidio; ma il vero asso potrebbe venire proprio dal sostegno di Pescara, perché indica che in Abruzzo i campanili hanno la funzione di reggere le campane e non quella di chiamare a raccolta per le crociate contro altri campanili. Ormai non più: i campanili non possono più svolgere una funzione gretta se il maggior centro della regione riconosce un primato ad una città di un’altra provincia, eppure così vicina. Pescara ha resistito alla tentazione di fagocitare un ex capoluogo in crisi profonda e va, quindi, realizzando la migliore operazione culturale che una città-guida della regione possa inventarsi: quella del riequilibrio del territorio e del decentramento delle funzioni dei principali centri urbani in relazione alle rispettive vocazioni.
Altro che aglio in testa a Ovidio…
Il silenzio delle forze politiche e delle associazioni culturali e sociali cittadine è alquanto significativo: nessuno, a Sulmona, era ed è preparato a questa inversione di tendenza, a questo scoop del bon ton e della politica regionale. Dai partiti che aspettano, come sempre, indicazioni su come accogliere la battuta di un’assessora pescarese e le aspettano dai soliti leader riconosciuti; alle associazioni pseudoculturali che sono arrivate a mettere una corona d’aglio sulla testa di Publio Ovidio Nasone nella statua di Piazza XX Settembre e pare che ancora non se ne pentano; allo stesso sindaco, che non parla perché forse teme di rompere equilibri a livello regionale e rinuncia, così, a cogliere il dato rivoluzionario della proposta della dott.ssa Marchegiani, assessora del Comune di Pescara; a quelli che sospettano che un anelito così travolgente possa diventare un virus per far ammalare tutta la politica e lasciare all’ospizio i predoni di voti in base allo scambio di favori; è tutta una regione ad essere sbigottita di come sia facile mettere da parte gli schemi che hanno lasciato putrefare le ansie di miglioramento e di ricerca di nuove energie.
E poi ci sono quelli che vogliono vedere il seguito
Quelli che pensano che la società sulmonese sia ancora intessuta di linfa vitale non resteranno a guardare senza partecipare: nessuno comanda loro di rimanere senza fiato e senza idee, se non l’ignobile, recondito disagio di creare fastidi all’establishment e di prendersi bacchettate da chi può ancora recitare il ruolo di capobastone. Per questo, l’incontro con Pescara, con la vera città capoluogo della regione Abruzzo, si farà: a Sulmona, in una pubblica assemblea, sia che si possa svolgere al teatro, sia che si debba tenere in un hotel, pagando l’affitto del locale. Peggio per chi non saprà annusare il vento che cambia.






