RUOTOLO SOTTO SCORTA E I SILENZI DEI GIORNALISTI

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NELLA TERRA DEI FUOCHI LA REPLICA DELLA VICENDA DI BUSSI SUL TIRINO

5 MAGGIO 2015 – Sandro Ruotolo, giornalista di “Servizio pubblico”, è stato posto sotto scorta per le minacce che sarebbero state intercettate in un carcere e che risalirebbero ad un boss dei casalesi: avrebbe espresso la volontà di “squartarlo vivo”.

La notizia in sé non è molto diversa da quelle che hanno riguardato magistrati e giornalisti negli ultimi decenni. Ma è da notare quello che Ruotolo ha detto commentandola: “Seguito a fare il giornalista così, non saprei come farlo diversamente”. E, più ancora: “Per i giornalisti non ci sarebbero rischi se ognuno di loro facesse il suo dovere”.

Sembra di sentire quello che diceva Giorgio Ambrosoli, avvocato di Milano che dovette interessarsi della liquidazione della Banca di Sindona e ci lasciò la vita. Ruotolo, intervistando Carmine Schiavone, ha fatto emergere realtà sconvolgenti, compresa quella di popolazioni che si tenevano i veleni pur avendo visto decine e centinaia di camion nell’andirivieni di scarichi di sostanze letali. Come non pensare a quello che è successo a Bussi sul Tirino? e dove erano i giornalisti che dovevano fare il loro dovere quando i veleni venivano interrati a metà strada tra la ferrovia Roma-Pescara e la Tiburtina Valeria?

Ruotolo è l’esempio più marcato di come nelle questioni di vitale importanza, di sopravvivenza per la società civile, non basta riprendere i comunicati-stampa e le inutili, tardive proclamazioni delle associazioni che si arrogano il diritto di rappresentare le istanze di tutela del territorio. Occorre andare e trovare le prove, incalzare le sonnecchianti procure della repubblica. Se non lo fanno tutti, i pochi possono essere bersaglio: più o meno quello che succede quando a combattere l’illegalità sono pochi giudici.