TRESCA NEMICO DI TUTTI, SOPRATTUTTO DEI SOVIETICI

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RADICALE RIVISITAZIONE DEL SULMONESE NEL PROGRAMMA TELEVISIVO DI PAOLO MIELI – IL COMIZIO PER IL I MAGGIO DEI FERROVIERI E LE BATTAGLIE PER TROTSKY, SACCO E VANZETTI, L’ABBANDONO PER LA LEGA ANTIFASCISTA D’AMERICA POLARIZZATA DALL’URSS

4 APRILE 2023 – Paolo Mieli si chiede, e chiede al suo ospite prof. Marcello Flores, come sia stato possibile che “Carlo Tresca, un “protagonista del ‘900, sia rimasto sconosciuto. La maggior parte dei nostri ascoltatori non l’avrà sentito neanche nominare”. Flores riesce a dare una risposta per i decenni fino agli anni Sessanta-Settanta, vista la censura che il comunismo internazionale ha calato su un antagonista: e quando si dice antagonista lo si intende nei confronti di Casa Savoia, dei proprietari terrieri, della mafia, della Chiesa, dell’apparato giudiziario che lo costrinse sostanzialmente ad emigrare in America e dell’apparato giudiziario che condannò Sacco e Vanzetti a morire sulla sedia elettrica a Boston. Solo che i sovietici si sono spesi più degli altri e meglio degli altri, avendo una organizzazione capillare che altri non avevano, per soffocare ogni rivalutazione dell’anarchico per antonomasia, del “Nemico di tutti”, come sottotitola il la puntata di “Passato e Presente” dedicata al Sulmonese ribelle.

Dalla casa che affaccia sulla biblioteca comunale e sull’hotel Italia (nella foto del titolo), Tresca volò alto facendo il pieno, pare, della rabbia che gli veniva dalla condizione di una famiglia benestante, mano a mano impoverita. Il I maggio, quello che è ancora celebrato con una straordinaria fotografia di cento e più ferrovieri nella “Camera del Lavoro” di Via del Vecchio, segnò la tappa più importante, l’ultima, di Carlo Tresca nella sua città: un comizio. Forte, scientificamente teso a sottolineare tutte le ingiustizie sociali: un comizio da anarchico, che non poteva lasciare indifferenti nei giorni, nei mesi, negli anni successivi.

Se è vero che per scrivere la Storia debbono passare almeno cinquanta anni dagli avvenimenti che si narrano, per Tresca e per la sua rabbia anarchica (che non fu dispersione di energie intellettuali, ma rigenerazione continua, nutrita da quello che accadeva in America e in Unione Sovietica) si comincia a scrivere la Storia dopo gli ottanta anni dalla morte, tanti se ne sono compiuti l’11 gennaio scorso. Solo bisognerebbe fare un sforzo in più, se si vuole capire Tresca, letteralmente stregato da Benito Mussolini al loro primo incontro in Svizzera e con il Duce fautore di un epistolario amichevole, se si erano lasciati con il vaticinio che l’America ne avrebbe fatto un vero rivoluzionario (con ciò significando che rivoluzionario ancora non era) e le cartoline del Sulmonese al Predappiese recanti l’allusiva domanda su chi tra i due fosse il rivoluzionario, l’uno nei comitati per diffondere il verbo anarchico, l’altro a Palazzo Venezia.

Fatica enorme, quella di scoprire Tresca; è stato più facile assegnare al fascismo la sua esecuzione in una strada al cuore di New York, con tre colpi di pistola, quando, per la stessa difesa ad oltranza di Trotsky e per la sua uscita dalla Lega antifascista d’America troppo orientata sull’URSS, nonché per l’idea di voler organizzare in Russia un’altra, più giusta rivoluzione comunista, ma anti-sovietica, di Carlo Tresca era stata decisa l’eliminazione dal Cremlino.

Insomma, un personaggio da studiare, perché intorno alle sue provocazioni girava tutta una società marcia, dai profondi sensi di colpa per la disillusione dagli ideali. E un personaggio che viene studiato intensamente in America, di certo molto più che in Italia. Ma buoni segnali si colgono dai voluminosi testi che Mieli e Flores suggeriscono (ancora su Raiplay, per chi volesse approfondire): molto di più che il banale accostamento con un altro Sulmonese costretto alla relegazione. “Da Sulmona a New York” si intitola il primo capitolo di questo “Passato e Presente” e appiccicarlo a un “Da Sulmona a Tomi” farebbe crescere la rabbia di Tresca. O forse no. Bisogna studiare anche questo, quando si parla dei rapporti tra i sulmonesi e la società costituita.

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