Una giunta che sa di muffa

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ULTIME ORE PER LE ALLEANZE, MA SI PENSA GIA’ AL PROSSIMO VOTO

1 GIUGNO 2013 – Non si sprecano a cercare apparentamenti prima del ballottaggio.

La costellazione di liste civiche alla fine un fidanzamento lo farà pure, ma senza convinzione e, soprattutto, senza tante prospettive. Il panorama delle forze che dovrebbero sostenere la nuova giunta è talmente condizionato dall’effetto dirompente di un gruppo di ottanta consiglieri rimasti senza il candidato sindaco da far percepire come del tutto precaria la “legislatura” che sta per cominciare. Sembra quasi una partita di allenamento: poi verrà il gioco vero, quello delle prossime, imminenti elezioni, quello che si farà nel periodo compreso tra le regionali (d’autunno?) e, al massimo, la primavera del 2014.

In realtà, questo scetticismo è più che giustificato. Il gruppo di Peppino Ranalli, che quasi certamente vincerà il ballottaggio, difficilmente potrà pescare a piene mani nel plotone che ha sostenuto Fulvio Di Benedetto proprio per non mettersi con la componente di quella sinistra. E, comunque, non sarebbero giorni di collaborazione felice. Quindi, appunto, sarebbe un fidanzamento a breve termine. Sembra paradossale, ma il maggior apporto potrebbe venire a Ranalli da “Fratelli d’Italia” e da qualche altra lista, per il dolore che ancora provoca lo schiaffo del Pdl al candidato sindaco Di Ianni, voluto con determinazione dalla base e dai vertici provinciali e regionali del Pdl. A destra non ce la fanno a votare chi ha rivendicato “discontinuità” dalla precedente amministrazione. E sinceramente non è esaltante dare un sostegno a chi non è arrivato neppure al 13% dei voti. Sono troppe le cambiali politiche che si debbono firmare quando si parte da un gradino così basso: e tutte verrebbero a scadenza in un termine brevissimo. Per tenere a freno le rivendicazioni individuali non basterebbe un sindaco, ci vorrebbe un torero.

 Quasi comica, poi, è la proclamazione dell’ intento di dichiarare le dimissioni in caso di sconfitta al ballottaggio, non per il gesto in sé, ma per la pretesa di collegarlo a più alti valori di solidarietà verso le liste che non hanno più avuto il loro candidato sindaco.

In definitiva, il “caso-Sulmona” (come lo ha definito la stampa nei giorni scorsi) si avvìa ad essere l’ultimo atto di una rappresentazione della inadeguatezza della attuale legge, visto che non è davvero concepibile che, per rimediare ad un evento della campagna elettorale, si debba auspicare da subito il ritorno alle urne per impossibilità di formare una giunta. Ma alla riforma della legge (già annunciata dal ministro dell’interno in Parlamento) si dovrebbe accompagnare l’impegno di non considerare la politica come il luogo dei tatticismi, perchè è proprio questa impostazione ad aver conferito l’odore di muffa a due contrapposte ipotesi di giunta.