D’ALFONSO DAVANTI A MATTARELLA SI INERPICA NELLE CONTORSIONI LINGUISTICHE
6 APRILE 2017 – “Certo, è un azzardo un po’ forte scrivere delle cose così, che ci sono professori oggidì a tutte le porte”;
se avesse considerato questi versi del “Lasciatemi divertire” di Palazzeschi, Luciano D’Alfonso oggi avrebbe evitato di avvolgersi in locuzioni faticose e cervellotiche, davanti al presidente emerito dell’Accademia della Crusca, Francesco Sabatini.
Non ha inventato parole o affibbiato un significato divergente ad alcuni vocaboli, ma si è inerpicato in una prosa che al paziente presidente della Repubblica sarà parsa tutt’altro che “forte e gentile”, voce dell’Abruzzo autentico. Facendo il bilancio dei preparativi della giornata presidenziale, D’Alfonso ha sottolineato l’importanza di “organizzare una riuscita occasione” per celebrare la memoria. Avrà voluto dire “organizzare perché l’occasione di celebrare la memoria riuscisse bene”. Ma che l’occasione possa definirsi riuscita mentre la si organizza è concetto che può sgorgare solo dal cervello di D’Alfonso, con le concrezioni democristiane che si porta appresso.
Con lo stesso tortuoso percorso mentale si può sostenere che D’Alfonso è proteso a “progettare una realizzata soppressione del centro-Abruzzo” togliendo ferrovie e autostrada a Sulmona. Il che è vero, per carità; ma, almeno, andrebbe detto nella non ancora soppressa (ma progettata tale) lingua italiana e secondo logica non necessariamente aristotelica, ma almeno elementare.
Non parliamo dei contenuti, perché Ovidio è rimasto in un angolo, quasi fosse una componente come un’altra della storia di Sulmona, insieme a Capograssi e al corso di diritto canonico. Ora vogliamo comprendere che il demolitore della sulmonesità Luciano D’Alfonso voglia sgravarsi la coscienza come il killer che esalta le qualità della vittima prima di sopprimerla; ma in fatto di arte e fama mondiale Sulmona si è fermata a Ovidio come Salisburgo a Mozart. E’ inutile allungare i tempi, quando si celebra il Bimillenario della morte di uno che lo stesso Mattarella colloca tra i principali poeti dell’età imperiale. Altro, invece, è riconoscere il ruolo di Sulmona nei nostri giorni. Ma a questo ha pensato proprio il Capo dello Stato, che nel non programmato intervento (eppure riuscito…) ha detto a chiare lettere che “Sulmona è una città con una grande storia che merita un adeguato futuro”. Il che, confrontato con il ruolino di marcia di D’Alfonso dalla sua elezione a “governatore” fino a questi giorni, ha per lo meno il valore di una sonora reprimenda e di una “riuscita occasione” di cambiare rotta. Se D’Alfonso vorrà garantire questo “adeguato futuro” avrà fatto almeno in parte il suo dovere; viceversa potrà trascorrere tutto il suo tempo a elaborare locuzioni cervellotiche per nascondere il vuoto delle sue azioni e aggirare le occasioni di riuscita.






