A L’AQUILA IL CAMPANILISMO SI CHIAMA DEMOCRAZIA DEL TERRITORIO

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4 LUGLIO 2016 – Il capogruppo dell’opposizione al Comune dell’Aquila, De Matteis, ha lanciato pesanti critiche ai programmi sulla Sanità in Abruzzo, lamentando come una “Abb” venga destinata a Chieti-Pescara e non a L’Aquila. Ribadisce tutti i motivi che avrebbero dovuto indurre ad una scelta diversa, che sono poi i motivi che generalmente vengono evocati quando si vuol sostenere una città nei confronti di un’altra. Li sentiamo da quando è tornata la democrazia in Italia, perché prima dire che non era giusto che Popoli, Torre de’ Passeri e Tocco Casauria venissero staccate dal tribunale di Sulmona per passare a quello appena istituito con la provincia di Pescara poteva significare subire un processo da un… tribunale speciale.

Ma De Matteis ha tenuto a precisare che non si tratta, per la rivendicazione sua e degli aquilani, di “becero campanilismo”, quanto di “democrazia del territorio”.

Ah, be’, allora sì: se un aquilano puntualizza e dice pane al pane e democratico al campanile, dobbiamo convenire che gli ultimi campanilisti eravamo noi. E visto che si dà al nuovo conio, De Matteis ci potrebbe spiegare come si dice adesso “cratere sismico” (il perimetro fu frutto di un golpe notturno a Palazzo Chigi per escludere Sulmona e non darle una parte dei contributi, tanto che finisce a Popoli e riprende a Bugnara)?

Il Pericle aquilano, visto che ci si trova, ci potrebbe tradurre in termini dai contenuti più democratici la biforcazione di una autostrada che, aggiungendosi alla prima, corre parallela in una regione alla quale bastava la prima? E la rivolta del 1971, nelle strade dell’Aquila, per puntualizzare che il capoluogo abruzzese non sarebbe mai andato a Pescara, come la chiamava: un coro di tifosi per la partita?

E l’aeroporto internazionale di Preturo, inaugurato con il volo che è rimasto l’unico (ma dopo qualche miliardo di spesa), faceva parte del programma di Gandhi per lo sviluppo del Terzo Mondo?

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