PER LUCIANO CANFORA TUTTO HA ORIGINE DA UN SECONDO ATTRAVERSAMENTO DEL RUBICONE
Chi è l’autore della ipotesi

Il prof. Luciano Canfora
Dopo la laurea in Storia Romana conseguita nel 1964 e la successiva specializzazione con il perfezionamento in Filologia Classica alla Normale di Pisa, ha iniziato la carriera universitaria come assistente di storia antica, e successivamente di letteratura greca.
Attualmente è professore ordinario di Filologia Greca e Latina presso l’ Università di Bari e coordinatore scientifico della Scuola Superiore di Studi Storici di San Marino .
È membro dei comitati direttivi di varie riviste, sia scientifiche sia di alta divulgazione, come ad esempio il Journal of Classical Tradition di Boston, la spagnola Historia y critica, la rivista italiana di alta divulgazione geopolitica Limes (Gruppo L’Espresso). È membro del comitato scientifico dell’Enciclopedia Italiana Treccani. Dirige inoltre, sin dal 1975, la rivista Quaderni di Storia (ed. Dedalo, Bari). Dirige altresì la collana di testi La città antica presso l’editore Sellerio, nonché la collana Paradosis per le edizioni Dedalo e la collana Historos per la Sandro Teti Editore. È autore prolifico. Molti dei suoi libri sono stati tradotti in USA, Franca, Inghilterra, Germania, Grecia, Olanda, Brasile, Spagna, Repubblica Ceca . Le sue pubblicazioni trattano di filologia, storia e politica dall’età antica all’età contemporanea.
Il quadro storico
Sono passati meno di quaranta giorni dalla nascita di Ovidio e Gaio Giulio Cesare Ottaviano, il futuro Augusto, realizza quella che il prof. Luciano Canfora, docente di Filologia Classica all’Università di Bari, definisce “La prima marcia su Roma” (Gius. Laterza e Figli, Bari, 2007). Giungerà il 19 agosto ad un altro attraversamento del Rubicone, alla testa di un esercito irregolare, per “atterrire, armi in pugno, il Senato – prima illuso e poi tradito – ed imporgli di avallare una procedura apertamente incostituzionale”, ma i prodromi vanno individuati nelle drammatiche ore del confronto con le truppe di Antonio, nell’aprile del 43 a.C., nella battaglia presso Forum Gallorum.
Due consoli, Irzio e Pansa, sono presenti in Gallia Cisalpina e a loro “Ottaviano ha dovuto comunque sottomettersi (…) per poter prendere parte alle operazioni contro Antonio (…)”. Irzio può essere definito il comandante in capo “in quanto console tenuto a dirigere le operazioni militari. E poco dopo (19 marzo), anche Pansa – l’altro console – si è messo in moto da Roma alla volta della Cisalpina, per condividere il comando delle operazioni con Irzio. Due capi sulla “testa” di Ottaviano, ridimensionato sul campo e prevedibilmente, alla fine delle operazioni, destinato a perdere tutto, giacchè le “sue” truppe difficilmente avrebbero potuto piantare i consoli (eventualmente vincitori) e tornare con Ottaviano”.
Lasciando al lettore la facoltà di approfondire, con i molti riferimenti testuali che il prof. Canfora propone in ampi richiami, compiamo un lavoro di sintesi per concludere come i due consoli muoiono l’uno pochissimo tempo dopo l’altro; addirittura si sospetta che le ferite che Pansa ha riportato in battaglia siano avvelenate dal suo medico, Glicone, poi arrestato e, pare, scarcerato (ma secondo altri giustiziato).
Non in questo testo, ma in un intervento sul “Corriere della Sera” dell’11 novembre 2006, il prof. Canfora coltiva l’ipotesi che Ovidio abbia troppo detto, quando ha narrato della (forse per lui non sorprendente) morte sincronica. Ha parlato, secondo Canfora in modo allusivo, di “pari fato”, lo stesso destino che ha legato i due consoli, spianando la strada alla conquista del potere assoluto, conservato poi da Augusto per alcuni decenni. Sarebbe stato questo l’error (del quale proprio Ovidio parla nei “Tristia”) che determinò il lungo e lacerante esilio del poeta, nato a Sulmona e morto nelle fredde terre del Ponto (a Tomi, attuale Costanza, in Romania). Per anni, inutilmente, il Vate peligno implorò il perdono del Cesare; neanche dopo la morte di questi riuscì a rivedere la Roma che aveva cantato nei Fasti e nello stesso ultimo libro delle Metamorfosi.
Nella immagine del titolo: “Ovidio in esilio” di Ion Theodorescu-Sion (1915)






