MA I CITTADINI RESTANO MUTI E ASSERVITI

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GRIDO DI ALLARME PER LO SCEMPIO DI CASE PENTE DOVE LE EMERGENZE DI UN INSEDIAMENTO UMANO DI 4200 ANNI FA E UNA NECROPOLI ROMANA VENGONO DISTRUTTE DALLE RUSPE

13 GIUGNO 2025 – Un severo richiamo alla incredibile situazione di Case Pente, dove è in corso di costruzione la centrale di spinta del gasdotto della Snam, è formulato oggi da Mario Pizzola, per i Comitati cittadini dell’Ambiente: “Lo abbiamo denunciato più volte e non ci stancheremo di denunciarlo – incomincia il “grido di dolore” – a Case Pente la Snam sta distruggendo preziosissime ed irripetibili testimonianze della nostra storia. Un vero e proprio stupro a danno del nostro territorio. Le ruspe della multinazionale, con il consenso del governo, stanno cancellando le tracce di un grande insediamento umano, con tettoie e recinti per animali, risalente a 4200 anni fa. Si tratta di un crimine culturale e storico di inaudita gravità. Un crimine compiuto in spregio delle norme che tutelano i nostri beni archeologici e in spregio della Convenzione europea per la protezione del patrimonio archeologico.

A Case Pente, però, non è stato rinvenuto solo il grande villaggio dell’età del bronzo. C’è molto altro: una necropoli di epoca romana con 90 tombe a fossa (dall’VIII sec. a.C. al I sec. d.C.); una necropoli di età protostorica con 28 tombe a fossa foderate da elementi lapidei; un edificio rustico di età romana (del I – III sec. d.C.) con 15 ambienti; una fornace romana per la produzione di tegole; una strada di epoca romana con piano glareato; un edificio termale romano; un dolio (grande vaso interrato per la conservazione di bevande e cibi); una piccola vasca romana e resti di antiche mura. Ma di tutto questo rimarrà ben poco. E quel poco sarà circondato da colate di cemento. Perché chi ci governa, a tutti i livelli, ha deciso che la priorità va data – costi quel che costi – alla costruzione della inutile, dannosa e pericolosa centrale della Snam”.

La squilla è anche per i cittadini singoli: “E i cittadini? Nessuno protesta. Nessuno si ribella a questo sopruso e a questo scempio. Nella metà del ‘500 il filosofo francese Etienne de La Boétie scrisse un piccolo libro intitolato Discorso sulla servitù volontaria. De La Boétie sostiene che il tiranno può esercitare il suo dominio fino a quando i suoi sudditi gli obbediscono. Sta ad ognuno di noi scegliere tra la servitù volontaria e la condizione dell’uomo libero.

Vorrei – scrive il filosofo – solo riuscire a comprendere come mai tanti uomini, tanti villaggi e tante città, tante nazioni a volte, sopportano un tiranno che non ha nessuna forza se non quella che gli viene data, non ha potere di nuocere se non in quanto viene tollerato. Da dove ha potuto prendere tanti occhi per spiarvi se non glieli avete prestati voi? Come può avere tante mani per prendervi se non è da voi che le ha ricevute? Siate dunque decisi a non servire più e sarete liberi”.

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