UN’ALTRA GIORNATA PARTICOLARE

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COME NEL FILM CON MASTROIANNI UNA CITTA’ IN UNIFORME

21 FEBBRAIO 2015 – Uno dei peggiori film di Marcello Mastroianni, “Una giornata particolare”, viene citato in continuazione come il fiore all’occhiello dell’attore.

Lungi dai fasti dei personaggi di Federico Fellini (“La città delle donne”, tanto per citare l’opera più matura; ma anche “8 e mezzo”, per sottolineare il film nel quale dette prova di sé lasciando preconizzare i trionfi che lo attendevano; per non parlare di “La dolce vita”, perché tutti ne parlano ogni due e tre), il “Marcello nazionale” appare triste, impacciato, forse un gradino al di sotto di una decisa e risolutrice Sofia Loren. Fatto sta che “Una giornata particolare” viene ripresa ogni volta che bisogna evidenziare i pacchiani allestimenti di regime, in specie la visita del capo del nazismo a Roma, tra scenografie di cartone o di gesso e, di vero, solo le rovine di duemila anni prima.

Va bene così, perché di incensare un ventennio di conformismi non abbiamo nessuna intenzione. Ci deve essere consentito, però, mettere nel dovuto risalto quello che accade ottanta anni dopo in condizioni differenti, in un ambiente che non richiede proprio il concorso collettivo alle manifestazioni di regime. Di “giornate particolari” non si avrebbe proprio bisogno. E abbiamo anche il diritto di indignarci per il modo nel quale un uomo delle istituzioni viene accolto: portando obtorto collo gli studenti al teatro, o portandoli con la prospettiva di evitare la noiosissima mattinata in aula. La “giornata particolare” è stata quella di Giovanni Legnini, vice-presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, che a Sulmona, al teatro “Caniglia” (nella foto una fase della organizzazione), ha voluto parlare di Costituzione.

Liberissimo di farlo, ma correttezza vorrebbe che i capi di istituto si fossero limitati ad indicare un appuntamento del genere, da tenere nel pomeriggio, per vedere chi veramente avrebbe seguito la conferenza. E lo stesso Legnini poteva stare sicuro che nessuno di quelli che sono andati la mattina si sarebbe sottratto a sentire le sue assicurazioni sull’impegno di salvare il Tribunale di Sulmona (dopo averlo soppresso per liberissima scelta). Invece abbiamo visto colonne di studenti irreggimentati dai professori per confluire tutti dove la Patria li chiamava, nell’ora solenne del destino; mancavano i fatali sette colli e le reni della Grecia da spezzare e il replay sarebbe stato completo (tranne qualche oggettiva differenza tra il duce e il vice-presidente del CSM).

Del resto, nell’epoca nella quale, ascoltando i telegiornali regionali, sembra che vengano usati gli stessi formulari dell’Istituto Luce dei cinegiornali che esaltavano le realizzazioni del fascio, un allestimento per le adunate oceaniche ci può stare: cambiano i protagonisti e, invece delle adunate oceaniche, basta accontentarsi di adunate lacustri, ma i metodi sono sempre gli stessi e sono quelli che non insegnano agli studenti ad essere autonomi e coraggiosi, a scegliere se andare ad una conferenza del genere o a una mostra o al teatro, cioè a usufruire della libertà.

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