QUOTE ROSA AL MISERERE

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UN ESITO SCONTATO SE NON SI OSTACOLA LA SMANIA DI CAMBIAMENTO

16 APRILE 2014 – Le processioni del Venerdì Santo e della mattina di Pasqua debbono combattere strenuamente contro la modernizzazione.

Più hanno successo e più debbono vedersela con le istanze di modifica verso lo spiritualmente corretto (v.: “Chi vuole uccidere il Cristo Morto?” nella sezione RELIGIONI  di questo sito). Poteva andar bene il taglio imposto alla opinabile usanza di indugiare dietro ai vicoli della Tomba in colazioni e libagioni, che aveva il pregio di conferire un tocco più caratteristico all’ondeggiare del Coro nella fase terminale del rito (qualcuno aveva azzardato che il coro si aprisse in due ali davanti all’Annunziata perchè così come arrivava non sarebbe stato in grado di azzeccare la porta della Trinità) e che peraltro causava in qualche eccesso uno spettacolo poco degno di un rito religioso.

Andava meno bene la decisione di fissare un orario di rientro, quando in certi anni si faceva anche l’una e l’atmosfera si caricava davvero di spunti un po’ più spirituali di sempre: fu proprio in quelle processioni, che si protraevano fino a notte inoltrata, che i visitatori percepivano una partecipazione più intensa, in un silenzio assoluto da nessuno imposto, quasi che si cercasse di rivivere la tragedia dell’abbandono nella notte dell’orto degli ulivi.

Poi quest’anno altre polemiche sulla partenza dalla chiesa dove ha sede la Confraternita di Santa Maria di Loreto.

Insomma il Duemila pesa sui modi e i limiti della tradizione. C’è da aspettarsi che, abbracciando troppo la società civile, la processione debba pagare un suo scotto: il prossimo potrebbe essere l’imposizione delle quote rosa al coro del Miserere, con l’estremismo di predisporre la componente femminile tra i baritoni.

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