RITROVEREMO GLI ABRUZZESI CHE DICONO: “NO, GRAZIE”?

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DA RAZZI ALL’ASSESSORE ALLA CULTURA, AI VOLI FANTOZZIANI: QUAL E’ IL LIMITE?

22 DICEMBRE 2013 – Ci dovrà pur essere un punto di arresto, un limite invalicabile per la dignità dell’Abruzzo.

Dopo il “Vola vola vola” allestito da Crozza per parlare di Razzi (e chi può non condividere il messaggio di fondo?), dopo la interrogazione sulla linea ferroviaria Roma-Pescara letta da Razzi in Parlamento e consultabile su “Youtube”, dopo il contratto di prestazioni sessuali (almeno una a settimana) tra un assessore regionale e la sua collaboratrice, i giornali avranno ancora materiale da proporre per parlare di Abruzzo e di abruzzesi?

Sì, ce l’hanno, ed è “Roma-L’Aquila, volo fantozziano per l’aeroporto fantasma”, come titola oggi a tutta pagina “Il Fatto quotidiano” (ma il presagio era anche in “Dalla Corte d’Appello all’aeroporto le inaugurazioni-burletta” nella sezione SPIGOLI di questo sito). Non si verrà a dire che, vista la fonte, la notizia è inventata o ingigantita: a parte che “Il Fatto” è uno dei due o tre quotidiani che ancora fanno giornalismo in Italia (e stavamo per dire l’unico, ma non li leggiamo tutti), nel servizio ci sono orari e circostanze riportate con precisione cronometrica, per dire che questo allestimento di inaugurazione, con in testa il sindaco Cialente, è stato qualcosa al di sotto del fantozzismo.  Neanche da Fiumicino è partito l’aereo, quanto da Ciampino e per una deroga al numero massimo di voli giornalieri: tanto non è un volo di linea, non si ripeterà neanche il giorno dopo, figuriamoci se da cento non si può arrivare a 101…

Poco prima dell’atterraggio si fa avanti l’opzione di atterrare a… Pescara, perchè c’è foschia sull’aeroporto internazionale dell’Aquila, cioè c’è quella condizione meteorologica che caratterizza quel posto in buona parte dell’inverno, come la neve caratterizza l’autostrada che non si sa perchè debba essersi arrampicata fino alle pendici della vetta più alta dell’Appennino per arrivare trenta chilometri più a nord del punto di arrivo dell’autostrada che collega Roma all’Adriatico senza lambire la vetta più alta dell’Appennino. Ma a L’Aquila l’aeroporto l’hanno voluto e non si discute: che volete discutere sulle aspettative di una città terremotata, cioè del capoluogo del “cratere” che il Consiglio di Stato ha certificato essere stato disegnato illegittimamente escludendo Sulmona?

Insomma ci dovranno essere pure degli abruzzesi che reagiranno a questo flusso continuo di fatti che mortificano la loro dignità. Ci sarà pure una fierezza di dissociarsi da quello che fanno altri abruzzesi per aggiustare i fatti loro. Incominciando da Sulmona, non ci sentiamo sulla stessa barca, nè sullo stesso aereo e pensiamo di dirlo ad alta voce per dissociarci anche dallo stesso ambito territoriale di questo modo di fare politica. E le cronache abruzzesi ci hanno detto qualcosa di questo volo fantozziano? il TG3 ha dismesso per un po’ l’impostazione cinquantenaria di entusiastiche celebrazioni per raccontare che un volo non è partito da Fiumicino e stava per non arrivare neppure a L’Aquila? che per percorrere 130 chilometri un bus avrebbe impiegato un’ora e un aereo ce ne ha impiegate tre? Gaber non si sentiva italiano, ma aggiungeva che per fortuna lo era; noi siamo e ci sentiamo abruzzesi più di Razzi e di chi mortifica la figura dell’Abruzzo, ma è giunto il momento di dire che stiamo su un altro pianeta; che per fare cultura si può allestire un sito internet senza prendere soldi dalla Regione; che per creare eventi culturali non si gonfiano le spese, come è accusato di fare l’assessore alla cultura arrestato.

Poi non è un tema nuovo: lo trattava Cyrano de Bergerac, quando caparbiamente rispondeva “No, grazie!”, per ribadire “Mi batto!”; e la speranza di affascinare una minoranza a distanza di secoli almeno ce l’ha lasciata.

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