AL PARCO NAZIONALE DOPO FRANCO IEZZI IL DILUVIO

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30 MARZO 2013 – Un continuo pattugliamento aereo ha consentito alle poiane del Parco Nazionale della Majella di monitorare una imponente opera idraulica che interessava praticamente tutto il territorio dell’area e che pare sia stata allestita dal Presidente uscente, Franco Iezzi (nella foto del titolo mentre capa la frutta al mercato di Piazza Garibaldi), in vista del suo passaggio a Palazzo San Francesco a Sulmona come sindaco. Aiutate anche dalle talpe che, come abbiamo riferito in altro servizio, stanno lavorando sodo per scovare tutto quello che agli altri animali in superficie non è dato scoprire, gli stupendi rapaci hanno verificato una serie di tubazioni dalle sorgenti di Monte Amaro fino alle Valli di Passo San Leonardo, ma anche sopra Pacentro, fino a giungere alle porte di Sulmona. Centinaia di chilometri di opere che neanche i Romani hanno mai messo in cantiere, in epoca imperiale (si sono fermati alla galleria nei pressi di Raiano, che pure è riportata nella storia ingegneristica di tutti i tempi).

Pare che il presidente uscente, valendosi delle conoscenze accumulate nel periodo del “Consorzio di Bonifica Canale Corfinio” affidato ai nataliani di ferro (e pare pure amianto, a giudicare dalle tubazioni), avesse allestito un meccanismo con il quale, all’ora “x” (che coincideva con l’abbandono della presidenza offertagli dalla ministra Prestigiacomo su pressante intervento di Paola Pelino) avrebbe sprigionato tutte le acque sorgive della Majella per allagare valli e anfratti, far annaspare il lupo accanto all’agnello (secondo la descrizione ovidiana dell’inizio delle Metamorfosi) far scivolare veloce la chiglia di una barca su una pianta ormai sommersa (ibidem), con un uomo (Fabio Federico?) costretto ad afferrare un pesce in cima ad un olmo (ibidem), mentre tutto attorno le “gracili caprette” sono sostituite da “tozze foche”(ibidem). Tutto questo solo per dire “Dopo di me il diluvio”, secondo la moderata concezione della politica conosciuta pure da Luigi XV. Solo che le solite talpe hanno scoperto che non con l’acqua sarebbero state riempite le tubazioni, ma con il vino della “Vinicola Peligna” (ex Di Prospero), azienda florida, lanciata negli anni Settanta sul mercato americano dal consiglio composto da nataliani… doc e saltata in aria con la velocità di un tappo di spumante.

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