RIFLESSIONI A MARGINE DI UN LIBRO E SULLA FANTOMATICA PRIMA REPUBBLICA
7 DICEMBRE 2012 – Nel ripercorrere le fasi che “Il libro” di Andrea Iannamorelli individua nella politica degli anni della “Prima Repubblica” e le riflessioni su quel “tempo andato”, il prof. Nicola Auciello ha messo in guardia dalla “vulgata” che descrive in modo ormai quasi manualistico l’esperienza istituzionale dell’Italia fino al 1992: “Non è stata una esperienza univoca e non era quel monolite che adesso si pensa di far apparire rispetto alla situazione attuale. E’ stato il campo di una battaglia asperrima, con i suoi vinti e i suoi sconfitti”. Soprattutto “Mani Pulite” non ha determinato la fine della Prima Repubblica, ma ne è stato il funerale; la fine è stata l’omicidio di Aldo Moro. Parlando nella sala di Palazzo Sardi molto gremita, Auciello ha detto che “l’erosione delle basi costituzionali della politica viene da molto prima del 1992; e giammai la fine della Prima Repubblica si può identificare con un processo penale”. E nella vicenda di Iannamorelli, così come raccontata nel libro presentato questa sera, ha individuato “ascese e cadute, o se preferite illusioni e disillusioni”, tipiche di chi nella politica ha investito tutto. “E l’esperienza totalizzante, per quanto affascinante, fa camminare sempre su di un filo, con il rischio che quando si perde si possono impiegare decenni per assorbire il colpo e si può diventare nichilisti, guardare con sufficienza ai giovani, come non si dovrebbe”.
Ma non si deve neppure immaginare che il nuovo sia una caratteristica dell’attuale fase: “Senza nulla togliere all’attuale capo di governo, non si può dimenticare che egli è stato consulente del Ministro che ha lasciato il più alto indebitamento dello Stato”. Quindi, per chi vuol capire, è assai pericoloso pensare che basti una affermazione di distacco dal passato per essere davvero distanti e diversi.
Più che un invito alla speranza (con il quale si conclude il libro di Iannamorelli con l’ultimo capitolo “Ce la farete”), Auciello ha concluso con una constatazione laica e peraltro capace di conforto almeno quanto l’altra: “La vittoria ottunde. Chi è sconfitto rimedita e quindi esercita la funzione più alta”, magari per costruire dalle basi una vera vittoria ed essere pronti a raccoglierla con gli strumenti per non lasciarsi ottundere.





