TORNA A VIVERE IL PALAZZO DEI BARONI MAZARA

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SI INAUGURA UNA RESIDENZA PER ANZIANI NEL CENTRO STORICO

30 SETTEMBRE 2012 – Il Palazzo Mazara, quello dei baroni che ha l’ingresso su Largo Mazara, è stato riaperto dopo vari decenni di ermetica chiusura. (Nella foto del titolo: Amore che guida la scultura, stucco a rilievo nell’ingresso del Palazzo dei baroni Mazara)

Vi sarà ospitata una residenza per anziani, che ha voluto conservare il nome dell’immobile così com’era sin dalla costruzione. E’ un moderno riadattamento che ha in parte modificato la ristrutturazione realizzata dalla Comunità Montana definita “polifunzionale” in attesa di una destinazione poi mai arrivata. Uno dei vantaggi più rilevanti scaturisce dalla posizione del bellissimo palazzo barocco: al centro della città, quindi in un contesto nel quale gli anziani non sono emarginati, e per giunta in una posizione che si trova al livello sia del Corso Ovidio che della parte preponderante del centro storico, senza scale, né tratti di strada in salita.

 Il complesso del Palazzo, del quale faceva parte anche un ricco giardino che ora è in parte occupato da un ristorante e che confina con un vecchio muro lungo la Via Manlio D’Eramo davanti all’edificio postale, si componeva anche di uno spazio nel quale avrebbe dovuto sorgere una chiesa poi mai realizzata. L’ingresso si compone di una trovata architettonica che valorizza da un lato il portone nella zona più centrale di Sulmona e, dall’altro lato, un enorme arco con un piccolo terrazzo, ma una veduta molto estesa e due rampe di scale sontuose fino al giardino grande e composto ancora degli ultimi resti di piante secolari. Vi abitava un ramo della famiglia Mazara, quello dei baroni (mentre i marchesi abitavano al Palazzo davanti all’attuale municipio, prima convento di San Francesco): la biblioteca conteneva migliaia di volumi e ricchissime documentazioni di varia provenienza, comprese quelle del feudo, esteso per centinaia di ettari e dal quale prese nome anche una razza di cavalli, “Schinaforte” dal titolo nobiliare che la famiglia tenne dal 1734, fino ai cugini Giuseppe e Carlo che presero parte alla guerra per la difesa del Regno delle Due Sicilie, ma anche nel Novecento (risale al Regio Decreto del 24 maggio 1903 il riconoscimento del titolo di “Baroni di Scinaforte”) e fino all’ultima delle discendenti che, si dice per l’amore verso un giovane carabiniere della caserma di fronte, subì la chiusura con un muro della finestra che si affacciava sulla strada. Poi il silenzio.

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