8 FEBBRAIO 2012 – Il treno regionale per Roma delle 10,23 di stamane arriva da Pescara alle 11. Verso le 10,15 un fuoristrada accosta di gran carriera sul piazzale della stazione e scarica una donna trafelata che si precipita per non perderlo. Quanta premura e quanto ottimismo… E’ appena partito per Pescara il treno che doveva partire intorno alle 9…
Un risvolto positivo di questo febbraio polare è dato dalla pratica impossibilità di perdere un treno. Infatti: il convoglio si ferma sonnecchiante e rimane un buon quarto d’ora sui binari. Poi si viene a sapere che deve consentire di ripulire i binari dalla neve lungo la linea. E questo è normale, data l’emergenza. Ma a Collarmele ancora di nuovo tutti fermi per un bel po’: si è aperta una porta e con l’aria che tira non è il caso di seguitare la marcia. Insomma, quando deve stare a Roma, il “regionale” non si è neanche avvicinato a Tivoli. Questo appena ieri, quando si parlava di ritorno alla normalità.
Nè è andata meglio, per esempio, sul treno che da Roma doveva partire oggi per Sulmona alle 12,45 ed è invece partito alle 13, caricandosi durante il percorso altri 90 minuti di ritardo cioè il 50% di tutto il tempo che avrebbe dovuto impegnare secondo l’orario.
Per comprendere quanto sia relativo il concetto del tempo occorre chiudere tutti i libri di filosofia che cercano di spiegarlo (“Arriva prima Achille o la tartaruga?”) e comprare un biglietto del treno: della Roma-Pescara, preferibilmente.






