Stessi giudici per Sulmona e Avezzano?

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27 DICEMBRE 2011 – L’ipotesi di una convergenza fra i tribunali di Sulmona e Avezzano è stata considerata come soluzione percorribile per ridurre le spese e per svuotare, quindi, il contenuto della legge per la soppressione degli uffici giudiziari che non hanno sede nei capoluoghi di provincia.

In questo senso si è espresso il presidente del tribunale di Sulmona, dott. Giorgio Di Benedetto, che ha anche ravvisato non utili e, anzi dannose, la soppressione del tribunale di Sulmona, ma anche l’incorporazione del tribunale di Sulmona a quello di Avezzano o viceversa, oppure la divisione delle sezioni di un unico tribunale tra Sulmona e Avezzano. Il suo intervento si è sviluppato nella riunione dei consigli comunali tenuta nel pomeriggio al palazzo dello sport a Sulmona. Quasi tutti i gonfaloni campeggiavano sugli spalti; quasi tutti i sindaci hanno presenziato a quello che certamente, dopo le “missioni” al consiglio regionale nel 1989 per l’istituzione della provincia del centro-Abruzzo, è stato il più rilevante appuntamento di tutto il circondario, tanto da essere definito “storico” dallo stesso presidente del tribunale che ha illustrato molti dati statistici ed economici utili a dedurre che la soppressione dell’ufficio di Sulmona non sarebbe da inquadrare nelle economie: “Da solo il costo per le notifiche aumenterebbe di 130.000 euro”; circa altrettanti maggiori esborsi deriverebbero dal trasferimento dei detenuti del carcere per gli espletamenti del tribunale di sorveglianza, senza considerare i costi della costruzione di un nuovo palazzo per sistemare un tribunale unico di L’Aquila, Sulmona e Avezzano. Il punto focale toccato da Di Benedetto ha riguardato, peraltro, il contenuto stesso della tutela dei diritti e la applicazione dei precetti costituzionali, riguardo ai quali nessuna riforma delle circoscrizioni può anteporre il dato finanziario a quello del diritto di difesa e di accesso alla amministrazione della giustizia “che non è lo svolgimento di una pratica amministrativa”, ma è il rapporto con la stessa istituzione statale: “Interpretazioni giurisprudenziali della Consulta hanno ravvisato che negare la tutela dei diritti o renderla grandemente difficile o disagevole è negare i diritti stessi”.

Per la conservazione della integrità del territorio del centro-Abruzzo, che riceverebbe un colpo irreversibile dal trasferimento del tribunale all’Aquila, con il sicuro distacco delle popolazioni dell’Alto Sangro a favore del circondario di Isernia si sono pronunciati poi il presidente dell’Ordine degli avvocati di Sulmona, avv. Gabriele Tedeschi, lo stesso sindaco di Castel di Sangro, Umberto  Murolo, nel discorso del quale, peraltro, si è percepito un riferimento al “tribunale che è di noi tutti e che noi tutti difendiamo”, ma anche la possibilità che, rotto questo aggancio forte al centro-Abruzzo, quella parte di territorio si sente molto più vicina ad Isernia (proprio adesso, per giunta, che una nuova superstrada riduce i tempi di percorrenza a meno di venti minuti).

L’idea di pagarsi un proprio tribunale, così come la legge dà la facoltà ai consigli comunali di sollevare lo Stato dal pagamento delle spese di gestione dei giudici di pace, è stata prospettata dal presidente della Provincia, Antonio Del Corvo, che si è detto pronto ad esaminare l’eventualità di sostenere questa che ha definito una spesa essenziale alla stessa società, al funzionamento più essenziale dello Stato. Il contenuto della delibera-tipo che sarà sottoposta ai consigli comunali del centro-Abruzzo è riportato nell’articolo “Tutti i Comuni untii in una delibera”, in questa sezione.

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