Tra le riflessioni che caratterizzavano gli anni migliori di Francesco Colella, dottore in agraria e proprietario di una azienda vinicola di grande contenuto scientifico, quella sul possibile miglioramento dei vitigni era ricorrente: “Il Montepulciano è un’uva ottima. Ma chi dice che non vi sia di meglio?”
E così “don Checchino” si incamminava comunque in nuove ricerche sui vini che meglio avrebbero contraddistinto la Valle Peligna. Aveva imbottigliato già il Montepulciano, anche nella sua variante di “Cerasuolo”; quando aveva già superato i settanta anni sperimentò a Pratola Peligna vitigni di oltrealpe, il Reasling e il Gruner. Non riuscì a coglierne i frutti, almeno quelli che potevano soddisfare le sue drastiche esigenze, ma di certo un nome per un vino tutto peligno lo avrebbe trovato.






