RACCONTI DELLA NAPOLEONICA – LA LEPRE IN CORSA SULLA LINEA SBAGLIATA

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9 OTTOBRE 2010 – La “Napoleonica”, oggi strada statale 17, si è popolata di “nuovi” animali, cioè di quelli che affollavano i boschi quando Gioacchino Murat, cognato di Napoleone, decise un collegamento rapido e sicuro con il regno del sud, non per depredarlo, ma per far scorrere la linfa dello sviluppo attraverso una carreggiata abbastanza larga per merci e carrozze, ma anche per eserciti. Non aveva fatto una cosa originale, perché il transito lungo gli Appennini doveva per forza svolgersi sul Piano delle 5 Miglia e Sulmona, come avevano intuito i Romani con la Minucia che si staccava  dalla Valeria a Corfinio. Traffico imperioso in tutte le stagioni, dunque, anche adesso che il nord e il sud si collegano soprattutto lungo i due mari.

Era uscita d’un tratto da una boscaglia che fiancheggia la strada la chiara sagoma di una lepre saltellante, che si avviava, chissà perché, lungo la “statale” e in direzione di Pettorano, vicino a Ponte d’Arce. A sinistra non poteva andare perché c’e una scarpata assai scoscesa e a destra neppure, perchè c’è l’area di sosta della fontana, proprio davanti a un ristorante: troppa frequentazione di umani appetiti, tra camionisti paninari e golosi di ogni taglia. E intanto continuava a saltare incerta, ma leggiadra, come se la strada fosse una pista da luna-park. Però si avvicinava, torva, una colonna di camion e autovetture, con i fari che alle 8 di sera di settembre già sono accecanti. Chi osservava poteva rassicurarsi: “Avrà tutto il tempo di mettersi in salvo”. E invece la maldestra leggiadra si fionda proprio verso il primo tir; ma poi ci ripensa e lo schiva e, con un salto che sembrava disegnato dal tratto di un fumettista, si sbilancia verso il margine di strada opposto, aiutata dal vento fortissimo del “bilico” intelato. Anzi, proprio ruzzola sull’erba e si capovolge, come i pulcini, pure essi dei fumetti, che decollano da pendìì  e fanno tirare un sospiro di sollievo ai bambini incollati alla tv.

Ma che ti fa la tipa ? Più spaventata, forse, dai camionisti fermi alla fontana che da quelli incastellati alle cabine di guida, o solo avvisata sinistramente da quella puzza di pesce marcio che continua a sentirsi vicino alla fontana nonostante gli articoli del Vaschione, si rifionda verso la colonna: la vede un autista di furgone, che frena, ma non riesce ad evitarla e lei finisce sotto, anche se non sono le ruote che la colpiscono. Rimane sull’asfalto a contorcersi, forse è solo ferita, ma non ce la fa a rialzarsi. E’ silenziosa, non dà un gemito, la sfida con la morte se la vuole giocare da sola e senza richiamare nessuno. Poi non si aggrappa più al filo della vita e si adagia.

E’ abbastanza grande, le auto la evitano, non viene macellata. Chi passa le fa uno foto, ma non sa che farsene, avrebbe preferito farle un video mentre saltellava da un guard rail all’altro, giocando con la vita, come quella lepre raccontata da Angelo Branduardi: “Viveva già molto tempo fa / la lepre con la volpe e la scimmià…/ non ricordo chi ne raccontò la storia molti anni fa. / Per tutto il giorno giocavano felici / su per colline e giù per i prati /e a sera si stringevano vicini / per affrontare il buio della notte / Chissà chi me lo raccontò…”, quando un vecchio si avvicina e promette un lauto regalo a quello degli animali che lo avrà aiutato; “volpe e scimmia si diedero da fare, /mentre la lepre continuava a giocare:/ correva per i prati spensierata / e dai suoi stessi amici fu tradita”. La strofa successiva è quella dell’uomo che, nel sedersi a tavola, guarda nel suo piatto e dice “Povera lepre, ti han tradita/  gli amici che tu amavi”. Ma la lepre, leggiadra anche nella canzone di Branduardi, non si amareggia e da allora “sempre gioca spensierata / là in alto nel palazzo della luna / Non ricordo chi mi raccontò / la storia molti anni fa”.

Sulla Napoleonica, intanto, il contadino che si è fermato cinque minuti a vedere la scena si riavvìa passandosi il giubbotto sulle spalle: “Succede spesso, oggi che ci sono tanti animali lungo questa strada: vengono dai boschi, ci sono anche i cerbiatti, gli scoiattoli, persino i cervi in alcuni periodi, per non parlare dei cinghiali, quelli sempre, e non sono affatto leggiadri, spaccano pure gli avantreni dei tir”.

Il cuoco che abbina la lepre alle pappardelle rivela un particolare struggente: era un cucciolo ed aveva lo stomaco vuoto. Per questo si era avventurata lungo una strada così pericolosa, stranita dalla fame ed inconsapevole dei traffici tra nord e sud, del cognato di Napoleone e del Regno di Napoli.

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