Ma Castricone non sposa lo stalinismo di Pietrucci

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Antonio Castricone, deputato del PD

GRAVE PASSO FALSO DEL CONSIGLIERE REGIONALE CHE STREPITA PER ESPELLERE CHI LA PENSA DIVERSAMENTE SUL CAPOLUOGO REGIONALE

16 NOVEMBRE 2017 – Ha un bel da fare il consigliere regionale Pietrucci a cacciare tutti quelli che nel suo Partito Democratico vedono di buon occhio il dibattito sul trasferimento del capoluogo di regione dall’Aquila a Pescara. Ha fatto ferro e fuoco contro Cantagallo, sindaco di Montesilvano (uno dei Comuni che, dopo il referendum dell’anno scorso, costituire la nuova città metropolitana) e uno dei componenti della direzione nazionale, Cuzzi. Ha chiamato a raccolta tutte le voci più settarie dei campanilisti aquilani come lui: la sen. Stefania Pezzopane, che monta la guardia di notte e di giorno per difendere tutti gli uffici, di qualunque natura siano e a qualunque anacronismo appartengano; il vice-presidente della Giunta regionale, Giovanni Lolli, che, da parlamentare, ha votato contro le direttive del partito quando si è trattato di tutelare le settarie concessioni per la “ricostruzione” aquilana; l’ex sindaco Cialente, che ogni volta che non venivano accolti i capricci degli aquilani, si dimetteva per poi dire nella sostanza “Ho scherzato, rieccomi qua”.

Tutto questo campionario di gente che sostiene sempre il motto “L’Aquila prima di tutto”, pare abbia buon gioco nel definire campanilistiche le aspirazioni di un’area metropolitana ormai di circa 300.000 abitanti a diventare il giusto capoluogo di una regione cambiata molto da quando tra i monti sperduti del Gran Sasso fu istituito il capoluogo, nel diciottesimo secolo. Pietrucci invoca l’espulsione di coloro che propongono il dibattito e vorrebbero affidarsi alla razionale e raziocinante dimostrazione dei costi e dei benefici del trasferimento a Pescara. Probabilmente non ha preso bene la mira e rischia di impallinarsi da solo, in quanto ha detto che, se non saranno espulsi Cantagallo e Cuzzi, sarà lui ad andarsene.

Rischio grosso per lui, perché, come Pezzopane e Lolli, non ci sembra abbia mai svolto un lavoro per vivere di suo e non di politica. E rischio ancora più grosso perché un giovane e dinamico parlamentare del PD, Antonio Castricone di Popoli, classe 1975, non si è proprio accodato a questo ostracismo staliniano ed ha detto che, nella sostanza, si può parlare di un nuovo assetto regionale: perché è giovane di testa, soprattutto, è persona che ha bene amministrato Popoli ed è politico che tiene ad un Abruzzo equilibrato, che non bruci le proprie risorse a tenere un capoluogo su una faglia di terremoto, sostanzialmente priva di servizi al confronto di Pescara. Proiettato in una debacle mai vista prima in un partito di massa, il Pd sta perdendo voti e consensi anche in Abruzzo, perché, come è stato per Renzi a livello nazionale, la grancassa dei prepotenti non attira simpatie e voti alle urne.

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