CON QUILICI IL “CRISTO MORTO” VOLO’ PER IL MONDO

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NELLA PRIMAVERA 1971 IL MIGLIORE DOCUMENTARIO SULLA PROCESSIONE DEL VENERDI’ SANTO

25 FEBBRAIO 2018 – L’incedere dei “Trinitari” nella processione del Cristo Morto, con lo sfondo delle immagini dell’Annunziata, apre il segmento abruzzese di “L’Italia vista dal cielo” diffuso dalla Esso e girato da Folco Quilici in tutte le regioni d’Italia. E’ per realizzare il documentario sull’Abruzzo, oggi per fortuna recuperato alla massima divulgazione dai miracoli di internet, che Quilici venne a Sulmona nella primavera del 1971; la voce narrante è la sua e lui proprio dice di essersi confuso nella folla, a pochi centimetri dai lampioni e dalla bara barocca che porta lo splendido corpo del Cristo, un’autentica opera d’arte della Passione per quello che Francesco Sardi de Letto definisce nella sua “Città di Sulmona” un “funerale di prima classe”, celebrato con solennità pomposa da tutti i Sulmonesi perché (a suo laicissimo modo di vedere) ognuno dei Sulmonesi vorrebbe che fosse così il suo funerale.

Leonardo Coen, nel ricordare oggi Quilici, scomparso a quasi 88 anni, sostiene che la sua vita in tutti i “sei” continenti (compreso il mare, dunque, e a loro era intitolato un fortunato programma televisivo degli anni Sessanta) sia stato un allontanarsi da una tragedia intollerabile: quella del padre che morì sull’aereo di Italo Balbo, abbattuto dalla contraerei italiana a Tobruk. L’eroe leggendario dei cieli di tutto il mondo vide il padre di Quilici mentre stava per salire per la sua missione e, per gesto di affetto e di stima, lo invitò ad andare con lui, lasciando a terra il militare che formava l’equipaggio. E’ difficile sopravvivere al lutto per una beffa del genere e Folco allestì il migliore laboratorio di indagini documentarie del mondo, servendosi della tecnica, ma privilegiando i contenuti letterari. Collaborarono con lui le migliori intelligenze della cultura italiana, compreso Italo Calvino, compreso Guido Piovene.

Una persona così non poteva che rimanere affascinato dal “Cristo Morto” e lo descrive, infatti, con parole di una intensità che è difficile ritrovare nel resto dell’”Italia vista dal cielo”. Era anche un artigiano dell’immagine. Partecipava come se fosse lui solo a girare con la macchina da presa; sentimmo quasi il suo fiato, lungo Via Barbato, davanti a San Gaetano, quando riprendeva i lampioni del “Quadrato” (la serie di camici rossi che contorna la Croce di sughero con i tralci d’argento, della quale facemmo parte poco più che adolescenti). Qualche anno fa, per organizzare una proiezione del documentario dedicato all’Abruzzo, invitammo Quilici per il Rotary, ma fu proprio lui a confessare di non avere più il filmato, che ora è restituito magicamente dalla “rete”: https://www.youtube.com/watch?v=sno7TZC2K-c

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