Ma i commercianti non chiedono che il Comune faccia da tutore

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Il biglietto da visita e l’arrivederci all’ingresso di Sulmona

PROTESTA DEI LUMINI IN CENTRO E PUBBLICHE INADEMPIENZE 

25 FEBBRAIO 2018 – Rischia di trasformarsi in un cimitero il centro storico nel pomeriggio di giovedì I marzo, per la protesta dei commercianti. Saranno accesi davanti agli esercizi chiusi, altrettanti lumini, per sottolineare l’ultima incongruenza dell’interventismo del Comune in un settore già molto in crisi.

L’idea balzana dell’attuale giunta e in particolare dell’assessore Cristian La Ciita è quella di costituire un “condominio commerciale”, come se non bastassero quelli che generano liti infinite in tutti i palazzi e per questioni molto meno complesse della gestione di fonti di reddito. Si sostiene che, aderendo a tale “condominio”, i commercianti saggi perderebbero un po’ di autonomia per guadagnarne in amministrazione collettiva. Ma quali sarebbero i volti, fisicamente individuabili, di questi commercianti? Quelli in procinto di pensionarsi (che sono i più) e non hanno investito un centesimo negli ultimi venti anni per catturare la clientela? Quelli dei giovani che nell’attuale crisi occupazione non hanno trovato diversa via di sbocco, ma che non hanno ancora mestiere? Rimangono i pochi che spendono in vetrine e in commesse, che, al contrario di quello che scriveva Guido Piovene nel suo “Viaggio in Italia” e nella tappa a Sulmona, non trattano male il cliente solo perché ha chiesto un articolo che loro non hanno e non lo guardano come se fosse un seccatore, invece di procurarsi il genere di mercanzia che accontenta tutti i potenziali clienti (v. questa calzante descrizione nella sezione “VISTI DAGLI ALTRI” in questo sito). Un esempio di gusto e di affetto per la città viene dalla vetrina dedicata a Ovidio, all’ingresso nord della città e dirimpetto all’abside di San Panfilo (nella foto): una rara immagine della statua di  Ovidio senza l’aglio che vi mise “Fabbricalcultura” con l’occhio auspice e vigile del Comune, e lo sfondo riprodotto del Liceo classico affinchè i turisti, uscendo per riprendere l’autostrada, conservino il ricordo di una Sulmona bella oggi non più disponibile per le scolature del bronzo sulla statua e gli sgretolamenti dell’intonaco del Liceo disabitato.

Un Comune che abbia il senso della realtà agevolerebbe i commercianti tenendo il centro in modo decoroso, senza ostinarsi in isole pedonali che sono in genere i rimedi di quelli che non abitano al centro, ma lo vogliono libero da autovetture (i residenti dovrebbero collegarsi con le teleferiche per fare la spesa?); cominciando con l’aggiustare il Palazzo Pretorio che è di proprietà comunale e sul quale fiorisce vegetazione da savana, mentre gli amministratori si esercitano a giocare con i finanziamenti: togli a Palazzo Mazara e a Palazzo Meliorati per dare tutto a Palazzo Pretorio; togli a Palazzo Pretorio per dare tutto a Palazzo Meliorati; togli a Palazzo Mazara, Palazzo Pretorio e Palazzo Meliorati perché l’amministrazione non sa neanche fare i progetti e si perde per strada. Questa è diventata la vera giostra di Sulmona, che dura tutto l’anno e non ha bisogno di cortei in abiti d’epoca: è dei tempi nostri.