ANCHE IL FAZZOLETTO DELLA BRIGATA MAJELLA PER D’ALFONSO CHE NON SI DECIDE AD ANDARSENE

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DALLA FIGURACCIA CON “LE IENE” ALLA GIORNATA CON MATTARELLA IL PERSONAGGIO CHE RISCHIA DI RAPPRESENTARE GLI ABRUZZESI COME RAZZI

25 APRILE 2018 – Reduce dalla figuraccia dell’altro giorno con “le Iene” che per strada gli chiedevano perché continuasse ad occupare due poltrone (da senatore e da presidente di regione) e gli offrivano un sedere di plastica per non lasciare vuota una delle due poltrone, Luciano D’Alfonso si è messo in bella mostra oggi con il Presidente della Repubblica a Casoli ed ha accantonato il viso torvo che sfoggia quando a intervistarlo non sono i giornalisti in ginocchio di TG3 Regione ed ha anche messo da parte la violenza verbale che ha dimostrato (lui sempre sorridente e pronto a recitare la filastrocca come se le domande fossero concordate) all’aeroporto “Liberi” di Pescara contro una parlamentare che secondo lui non poteva prendere un volo perché non aveva fatto per quell’aeroporto quanto avrebbe fatto lui.

D’Alfonso è apparso con il sorriso delle grandi occasioni (e dell’assenza di interviste fatte da giornalisti), ma a prima vista aveva qualcosa di troppo, insomma un particolare dell’abbigliamento che un po’ su di lui stonava. Che c’entrava il fazzoletto della Brigata Majella al collo del Presidente-senatore? Si può discutere del ruolo della Brigata Majella: se fossero partigiani, se fossero militari ordinari inquadrati in un reparto dell’esercito polacco e, quindi, non propriamente partigiani; si può discutere su questo come fanno gli storici soprattutto nell’ultimo periodo. Ma che D’Alfonso sia o non legittimato a portare il fazzoletto della Brigata Majella non si può tanto discutere: non c’entra un fico secco e questo va detto non tanto per una questione formale o cronologica, ma soprattutto per rispetto di quelli che della Brigata Majella hanno fatto parte. Tanto è vero che il presidente della repubblica si è ben guardato dall’indossare quel simbolo, pur essendosi mosso dal Quirinale fino alle pendici della Majella per celebrare il 25 aprile della Brigata Majella.

Ci sono due modi di portare vestiti e accessori di abbigliamento o simboli di vario genere: c’è il modo di Matteo Salvini, che se va a L’Aquila indossa la felpa inneggiante a L’Aquila, poi scende a Pescara e se la cambia e se fa una puntatina ad Amatrice si mette quella col nome di Amatrice. Poi c’è il modo di quelli che in ciò che fanno credono e non cambiano felpe o fazzoletti oppure giacche della Protezione Civile, perché ci tengono ad essere sempre se stessi senza appropriarsi delle immagini di altri per compensare la assoluta carenza di una personale e completa definizione. A quale di queste categorie vorrà appartenere D’Alfonso quando diventerà adulto? E a quale ricollega l’immagine del Governatore dell’Abruzzo, sia che venga ripreso a fianco delle Iene sia che accompagni il Presidente della Repubblica ? Oppure noi abruzzesi, dopo essere stati pittati da Crozza nella fisionomia di Razzi, dobbiamo sopportarci che qualcun altro ci dipinga come tanti D’Alfonso?

 

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