
Il viadotto in territorio di Bugnara
SCONCERTANTI DICHIARAZIONI DI “STRADA DEI PARCHI”: “LE AUTOSTRADE LE CHIUDIAMO QUANDO VOGLIAMO NOI”
6 OTTOBRE 2018 – Il Ministro delle infrastrutture, Danilo Toninelli, allarmato da un servizio giornalistico de “Le Iene”, ha effettuato un sopralluogo al viadotto autostradale “Palazzo” in territorio di Bugnara. Stamane sullo stesso posto si trovava un responsabile tecnico di “Strada dei Parchi”, ing. Nati, intervistato da TG3 Regione. Alla prima domanda, se, cioè fosse vero che dal Ministero stesse per partire un ordine di chiusura agli automezzi pesanti della autostrada A25 e della autostrada A24, il tecnico ha affermato che ogni decisione sulla circolazione delle autostradale abruzzesi spetta alla concessionaria “Strada dei Parchi”.
Evidentemente Di Maio e Salvini sono stati troppo morbidi con queste concessionarie, anche quando hanno affermato che presto sarà revocata (o risolta) la concessione al gruppo facente capo agli azionisti Benedetton e che saranno riviste le altre concessioni. Sono stati morbidi, indubbiamente, perché ad una società che, tramite un suo tecnico, autorizzato a parlare ai paludati microfoni di TG Regione e, quindi, portavoce della stessa “Strada dei Parchi”, afferma che chiude quando e se vuole, anche in presenza di situazioni che, seppure non al massimo grado di pericolo, presentano carenze palesi in fatto di sicurezza, occorre rispondere nel solo modo possibile e utile a garantire la massima (e non la minima) sicurezza degli automobilisti: togliendo subito la concessione e affrontando serenamente tutte le cause che potrebbero essere intentate. Quanto dichiarato da questo Nati supera ogni limite di tollerabilità e richiede che qualcuno ricordi a “Strada dei Parchi” che in fatto di sicurezza e di provvedimenti contingibili e d’urgenza ogni interpretazione di convenzioni cede il posto alla sacrosante potestà pubblica, finanche in un sistema destrutturato e “privatizzato” nel modo peggiore da Forza Italia e poi dal Partito Democratico.
Ragionando diversamente, occorrerebbe riconoscere che il transito sul ponte Morandi di Genova poteva effettivamente essere deciso dalla concessionaria autostradale del gruppo Benedetton con una propria e insindacabile decisione, che poteva poi essere meglio considerata, nel senso di disporre il blocco della circolazione sul ponte dopo il crollo. E non si va molto lontano dal reale, se si legge la relazione degli ispettori del Ministero sulle condizioni del “Morandi” e il dato di fatto che il 14 agosto su quel ponte passavano migliaia di mezzi fino a quando non è crollato.
Ma che una scempiaggine del genere possa valere anche per le autostrade abruzzesi deve essere assolutamente impedito dall’attuale Ministro e dagli organi autoritativi del suo ministero. Pensare che ci possiamo avviare a Roma passando su viadotti che ad insindacabile giudizio della “Strada dei Parchi” possano essere aperti o chiusi è molto più in là che umoristico: è macabro. Eppure questo si è sentito in un servizio del TG3 di oggi, a meno di due mesi dal crollo di Genova, quando forse la memoria delle decine e decine di vittime si va offuscando e tornano a prevalere le ragioni della… convenzione scritta. E sottoscritta, per parte dello Stato, da chi lo Stato non sapeva o non voleva rappresentare.
Ora tornano i conti: D’Alfonso, quando era governatore dell’Abruzzo, ha sbandierato il progetto di eliminare la Valle Peligna dall’itinerario della A25, che doveva essere rifatto quasi daccapo secondo il progetto della “Strada dei Parchi”, con altitudini più contenute e con l’uso di sconfinate gallerie (una delle quali anche più lunga di quella del Gran Sasso). Oggi leggiamo su “Il Centro” che l’ipotesi di questo rifacimento sarebbe costata 4,5 miliardi, mentre la riparazione dei viadotti costerebbe 1,6 miliardi (che poi era l’opzione del Ministro Graziano Del Rio). Noi veramente ricordiamo che il progetto Toto sarebbe costato oltre 8 miliardi; ma anche 4,5 sono una indecenza, perché non è solo la spesa (che non sarebbe sostenuta da nessun pedaggio, tanto sarebbe anti-economica), quanto la sostanza del progetto a renderlo una autentica iattura per tutto l’Abruzzo e non solo per la Valle Peligna: si può concepire una autostrada che passa al di sotto di una Regione, con gallerie che ignorerebbero la metà del territorio attraversato? Quanto è remunerativa una autostrada che svolge il volume di traffico tra la città di Pescara e quella di Roma, con modeste tappe intermedie? E quanto ha di sociale una autostrada del genere?
Queste domande, ovviamente, il TG3 neanche ha pensato di formularle al tecnico il giorno dopo del sopralluogo del Ministro, perché si accontenta della risposta che il traffico si chiude e si apre quando lo vuole la concessionaria. Che l’ing. Nati abbia confuso la chiusura per un viadotto come si presenta quello “Palazzo” a Bugnara con la chiusura per una bufera di neve?






