“AFFIDIAMO ALLE MANI DEI GIOVANI LE OPERE DEI MAESTRI DELL’ARMONIA”
2 NOVEMBRE 2018 – “Il cuore, inoltre, spesso si commuove a tutto vantaggio di diverse qualità, soprattutto sociali e delicate, ed è lì che nascono e si sviluppano i sentimenti più raffinati. In esso si imprimeranno specialmente molti tratti che danno al giovane lettore un’idea delle passioni e dei più remoti recessi del cuore umano, un sapere che vale più di tutto il greco e il latino, e del quale Ovidio fu un eccellente maestro. Non è tuttavia ancora questa la ragione principale per cui si affidano alle mani dei giovani i poeti antichi e quindi anche Ovidio. Il nostro benevolo creatore ci ha dato una grande varietà di forze spirituali che non dobbiamo mancare di nutrire, sin dai primi anni, con la necessaria cultura, e che non possiamo affinare con la logica, con la metafisica e nemmeno con il latino e il greco: possediamo una forza di immaginazione alla quale, se non vogliamo che assimili per proprio conto le prime rappresentazioni che si presentano, dobbiamo mostrare le immagini più consone e più belle, abituando ed esercitando così la mente a riconoscere e ad amare la bellezza ovunque e nella natura stessa, nei suoi tratti determinati, autentici e anche più delicati. Abbiamo bisogno di un’infinità di concetti e nozioni generali tanto in ambito scientifico quanto nella vita di ogni giorno che nessun compendio ci può trasmettere. I nostri sentimenti, le nostre inclinazioni, le nostre passioni devono essere proficuamente sviluppati e purificati”.

La più recente edizione delle “Metamorfosi”, a cura di Sermonti
A scrivere queste riflessioni era, nel secolo dei Lumi, il filologo Christian Gottlob Heyne nel suo “Passatempo istruttivo con le Metamorfosi ovidiane” (Lebrreicher Zeitvertreib Ovidianischer Verwandlungen, edito nel 1764 da Johann Gottlieb Linder nella “Allgemeine deutsche Bibliothek”). Il passo è ripreso testualmente da Johann Wolfgang Goethe, che apre così il nono capitolo dei “Dalla mia vita – Poesia e verità”. Si potrebbe dire che fosse un vademecum per avvicinarsi alla bellezza e farsi poi condurre dall’armonia che dalla bellezza promana; ed è una scoperta nuova sulla via della conoscenza del poeta sulmonese, considerato non soltanto nel suo riconosciuto ruolo di creatore di versi e di plastiche rappresentazioni dei miti classici, quanto come maestro del rappresentare la bellezza e nel descrivere, affascinando il lettore (per così dire abituandolo alla bellezza) le emozioni che dal sogno, dalla favola misteriosa possono fiorire.
Si è parlato in questi ultimi anni, in letteratura e in saggistica, del valore della bellezza; si sono riprese le parole di Dostoevskij sul valore salvifico della bellezza; si è molto discusso del tramonto della bellezza in una Roma dei giorni scorsi che ha tuttavia ispirato le opere più significative di artisti e letterati che l’hanno visitata. Ma è del secolo dell’Illuminismo una riflessione confessata sul valore della bellezza in quanto dono diverso e superiore rispetto alla erudizione, allo studio della logica e della metafisica: l’agire secondo le forze che agitano gli esseri umani attraverso il motore della immaginazione che fu attivo in Ovidio più che in ogni altro uomo di cultura della Antichità. Sulla “Grande Bellezza” si interrogavano gli intellettuali dell’epoca moderna, dopo che quelli del Medioevo avevano visto in Ovidio un grande archivista e classificatore della mitologia classica; alla “Grande Bellezza” sono approdati coloro che dal materialismo e dall’utilitarismo si sono risollevati per indagare sulle profonde aspirazioni dell’animo umano. E all’animo umano “dobbiamo mostrare le immagini più consone e più belle, abituando ed esercitando così la mente a riconoscere e ad amare la bellezza ovunque e nella natura stessa”; sembra questo il programma di una rivoluzione culturale fondata sul messaggio intramontabile di Publio Ovidio Nasone.






