MA SI PUO’ TRASFORMARE UNA STALLA IN UNA DISCOTECA?

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I PERICOLI DI TUTTE LE NOTTI NEI LOCALI DEL CENTRO STORICO – LE SCONCERTANTI DECISIONI DEL COMUNE NEGLI ULTIMI VENTI ANNI

Tracce di sangue davanti al Comune dopo un accoltellamento nel pub vicino

9 DICEMBRE 2018 – La tragica nottata in una discoteca in provincia di Ancona, con la morte di cinque adolescenti e della madre di uno di loro, riporta alla attenzione una certa disinvoltura nel rilasciare autorizzazioni o permessi per discoteche nel centro storico di Sulmona, dove non sussistevano e non sussistono condizioni minime di sicurezza in caso di grande afflusso di frequentatori. In realtà, seppure in qualche caso i provvedimenti del Comune riguardassero locali definiti “pub”, effettivamente si è trattato di vere e proprie discoteche, nelle quali solo sporadicamente è stato riscontrato il numero dei presenti con quello che sarebbe stato consentito dalle condizioni del locale. In qualche caso a malapena i frequentatori potevano stare fermi ad ascoltare la musica e a consumare una bevanda, perché tale era la calca che anche soltanto guadagnare l’uscita o la porta dei servizi igienici era molto difficile; e nella ipotesi che si fosse scatenato, per qualsiasi motivo, il panico che si è scatenato l’altra notte nella discoteca marchigiana, il risultato non sarebbe stato diverso.

Ciò nonostante, né il Comune, né la Prefettura sono mai intervenuti per verificare se questi locali, oltre al pericolo per queste affluenze anomale (talvolta incentivate da politiche di prezzi al ribasso) costituissero fonte di altri pericoli, come quello igienico per la conseguente necessità di centinaia di frequentatori di orinare nelle strade adiacenti, o come quello della sicurezza ed incolumità, per le frequenti risse che si sono concluse anche con accoltellamenti. La richiesta di intervento della Polizia e dei Carabinieri si è tradotta a volte in autentiche beffe, visto che le pattuglie finivano per mettersi a colloquiare con le orde di incivili abituati a infischiarsi di norme di ogni genere, tanto meno di quelle connesse alla capienza dei locali. In un processo penale davanti al Tribunale, poi, si è assistito al curioso metodo di valutazione del numero di presenti che le Forze dell’Ordine impostavano un po’ ad occhio, con una approssimazione che è pari solo al pericolo per la incolumità di tutti i presenti e per l’ordine pubblico di tutto il centro storico.

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