LA RIVOLUZIONE OGGI NO, DOMANI FORSE, MA DOPODOMANI SICURAMENTE

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SCONCERTANTI PROGRAMMI DI LOTTA DELLE FORZE POLITICHE “COMPETENTI” CONTRO IL MINISTRO TONINELLI, “OCCUPANTE PRO-TEMPORE” DEL MINISTERO

8 DICEMBRE 2018 – Dunque la protesta monta compatta e il ricettacolo di tutte le critiche supponenti dei politici “competenti”, il Ministro Toninelli, dovrà pagare cara la superbia che l’ha portato a non ricevere “amministratori, sindacati, associazioni di categoria e degli autotrasportatori di Abruzzo e Lazio” confluiti senza essere convocati proprio davanti al Ministero ieri l’altro. Subito dopo i baldi protestatari, che non hanno mosso un plissè quando ad amministrare il settore dei trasporti erano gli intoccabili di Pd e Forza Italia e pezzo per pezzo veniva smontato il sistema ferroviario dell’Abruzzo, hanno indetto una furente giornata di protesta fuori dei caselli autostradali, formalizzando la nascita del “Comitato No rincari – sì sicurezza su A24 e A25”, con previsto appello a Sergio Mattarella.

Forse perché consigliati male da qualche guru della comunicazione che con quel “sì sicurezza” sembrava esprimere un balbettìo di paura più che un programma di lotta, ci hanno ripensato e, da quanto informa “Il Centro” di oggi, hanno per ora “accantonato” la forma di protesta più dura, quella ai caselli, forse perché “il meteo mette neve” nella prossima settimana e questa è gente abituata per solito a stare con il culo al caldo, in quanto sui binari e sulle autostrade vanno per solito i pendolari veri, quelli che non si sono mai sentiti rappresentati da questi sindacati e dai politici di PD e Forza Italia.

Ligi al programma “la rivoluzione oggi no, domani forse, ma dopodomani sicuramente” dipinto da Giorgio Gaber proprio sui riformisti al lambrusco, ora tergiversano e si affannano su social e giornali, che il culo lo garantiscono sempre caldo. “Gli obiettivi– racconta ancora Il Centro – sono sempre gli stessi” , “al di là di chi occupa pro-tempore le stanze del potere nella capitale”.

Questa è bella. Che significa “occupare pro-tempore le stanze del potere” ? Forse significa “essere stati eletti dalla maggioranza degli Italiani e per questo avere il diritto-dovere di governare”? Non c’è una differenza tra chi tenta di occupare il Ministero o, come pare faranno la settimana prossima, l’aula del Senato (magari andando oltre la stessa condotta fascista che avrebbe potuto, ma non ha trasformato la grigia aula di Montecitorio in un bivacco di manipoli), e chi è stato mandato al Ministero e al Senato da un voto con massiccia maggioranza appena nove mesi fa? Questi seguaci degli anziani rappresentanti dell’ancien regime abruzzese Pezzopane e Lolli, D’Alfonso, Legnini e Pagano, a loro volta sognanti emuli dei tanto invidiati Gaspari e Natali che ai tempi delle elezioni sguinzagliavano le truppe cammellate assoldate tra Poste e Coldiretti (tutti pagati per fare compagne elettorali senza lavorare e maturando le pensioni che adesso fanno schizzare lo spread e costringono le nuove generazioni a tirare la cinghia) salgono sulle barricate appena il sindaco della Capitale esercita il suo pieno diritto di decidere dove e quando collocare il terminal dei pullman di linea e cantano osannanti: “Glielo abbiamo fatto rimangiare”; questi vigili controllori dei flussi di miliardi con i quali lo Stato si svena per ricostruire a L’Aquila case dove rifarà un altro terremoto (ma prevedere terremoti a breve è consentito solo per Sulmona), che si indignano appena una gru sospende i suoi giri per mezza giornata, gridando alla “ricostruzione tradita”; questi sono i capitani della rivoluzione contro gli “occupanti pro-tempore delle stanze del potere”.

Pro-tempore chi ha questi progetti dovrebbe essere mandato ai domiciliari appena provasse ad avvicinarsi al Senato. Ma il Ministro Salvini pensa al pericolo che viene dall’Africa…

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