NON ESISTONO PIU’ LE LEGGI DI MERCATO

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IN PIAZZA IMPERVERSA IL REGOLAMENTO DI MERCATO E IL DISASTRO VA IN SCENA – INVENDUTE LE ZUCCHE DEGLI ORTI, TRIONFANO LE ZUCCHE DEL PALAZZO

6 MAGGIO 2020 – Volenterosi ex alpini stazionano al varco verso l’acquedotto e chiedono a volenterosi consumatori a quale dei 17 banchi vogliono andare; dopo di che danno un’occhiata e dicono di andare. Ovviamente gli impazienti consumatori dicono che vogliono andare al banco libero e poi vanno per lo più a quello del pesce o a quello delle verdure, dove fanno un’altra fila. Ma almeno l’ansia è placata e se non altro si sentono gli odori del fresco Adriatico dalle seppie appena spacchettate nelle vaschette di polistirolo; oppure delle fragole di serra e della novità assoluta data dalle ciliegie a 6 euro al chilo, quanto costavano in Norvegia venti anni fa e facevano inorridire gli italiani abituati alla ricca (e povera) frutta dello Stivale.

Il mercato è un disastro che va oltre i più neri presagi dell’opposizione in consiglio comunale: è devastato perché è un reticolato da Protezione civile. E il mercato, se non è libero, finisce come in Russia, prima ancora che si violentino le sue leggi. Qui a Sulmona non esistono più le leggi del mercato, ma il regolamento del mercato. E, per garantire a tutti i venditori di piazzarsi nella mitica giornata del sabato, si fanno turni per i quali se uno viene di martedì può venire poi di sabato; e nella settimana successiva può venire di mercoledì e venerdì. I consumatori volenterosi perdono il conto e la volontà e restano solo impazienti, cioè pronti per passare ai supermercati.

L’aspetto paradossale è che tra un banco e l’altro c’è il decuplo della “distanza sociale”; quindi non servirebbe fare la fila al varco di entrata verso l’acquedotto; e tanto meno sarebbe necessario uscire verso San Rocco, per poi rifare in salita con le buste pesanti tutta la piazza, che non sembra, ma è in forte pendenza (altrimenti Manfredi non avrebbe costruito l’acquedotto). Zucche accanto a zucchine restano invendute; le altre zucche, da Palazzo San Francesco, non hanno pensato a lasciare il parcheggio nell’anello più grande della piazza, a distanza quadrupla rispetto a quella “sociale”. Riconquistare la macchina è già da sincope adesso che non picchia il solleone, mentre la mascherina impedisce il ricambio di ossigeno.

Se uscissero da Palazzo San Francesco consegnandosi al pubblico ludibrio, le zucche principali potrebbero riconoscere che è tutto un disegno per soppiantare il libero mercato con un super-mercato. E chiedere scusa. Ma non lo faranno e per rimuoverle ci vuole un altro anno; prima di poter votare da… remoto, come nella scempiaggine, programmata e poi rientrata, delle udienze penali.

Fila al varco per entrare nel deserto
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